Geotermia sottomarina: dal mare un tesoro energetico, pulito e rinnovabile

ritratto di Gianfranco D Anna

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“Sfogliando” i giornali telematici, su www.sicilianews.org ho trovato il seguente articolo del 18 aprile u.s. dal titolo "Un vulcano sommerso che può illuminare Palermo":

«PALERMO - L’obiettivo è ambizioso, sfruttare l’energia che si sviluppa dal vulcano Marsili, vicino all’arcipelago delle Eolie. Il progetto è di una società marchigiana specializzata in ingegneria naturalistica, nel settore delle opere civili e delle infrastrutture, la Eurobuilding di Servigliano (Fermo) e si chiama ‘Marsili Project’. Punta a utilizzare l’energia geotermica che si può sviluppare dal vulcano che si trova nelle profonde acque del mar Tirreno meridionale, lungo l’arco insulare Eoliano, a circa 180 chilometri a nord dell’arcipelago siciliano.
Un vulcano sottomarino, il più grande d’Europa: 60 chilometri di lunghezza, 20 di larghezza, un’altezza di 3.800 metri, con una sommità che sta a 400 metri sotto la superficie dell’acqua. Un vulcano che ha ancora un’attività idrotermale, con una fuoriuscita, cioè, di liquidi e acqua ad alta temperatura, sui 300 gradi. La possibilità dello sfruttamento del vulcano per creare energia geotermica nasce dall’idea del professor Patrizio Signanini dell’Università ‘Gabriele D’Annunzio’ di Chieti, che ha trovato nella Eurobuilding un partner industriale interessato a svilupparla.
“Il progetto è partito nel 2006 - dice Diego Paltrinieri, geologo marino, direttore del ‘Marsili Project’ per la Eurobuilding - e, fin da subito, l’Eurobuilding è stata affiancata da un gruppo di ricerca composto dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dall’Istituto per la Geologia marina del Cnr-Ismar, dal Politecnico di Bari e dal Centro di ricerche sperimentali per le geotecnologie dell’Università di Chieti”.
Il progetto, nel 2006, è stato presentato al ministero dello Sviluppo per ottenere un permesso di ricerca esclusivo per l’area, che è arrivato nel 2009.
“Ora - aggiunge Paltrinieri - sta per partire la fase esplorativa, che prevede la costruzione, entro il 2013, di una piattaforma di trivellazione, con un pozzo pilota che dovrebbe arrivare a una profondità di 800 metri per scendere nel vulcano, fino a 2 chilometri della sua altezza”.
Il progetto prevede la costruzione, entro il 2015, di 4 piattaforme di estrazione per una produzione totale di circa 800-1.000 Megawatt di energia geotermica, che sarà trasformata in energia elettrica, pari a 4,4 TWh, che potrà soddisfare i bisogni di consumo di una città delle dimensioni poco più grandi di Palermo, sui 700mila abitanti. L’investimento complessivo del ‘Marsili Project’ è di 2 miliardi di euro oltre ai 26 milioni per la fase esplorativa.»

Conoscevo già il Vulcano sottomarino Marsili per aver letto della campagna oceanografica condotta nel luglio 2006 dal nostro concittadino Giuseppe D’Anna - Primo Tecnologo presso l’I.N.G.V. - C.N.R. e Responsabile dell’Osservatorio di Gibilmanna - per testare sul Marsili il primo OBS/H “Ocean Bottom Seismometer with Hydrophone” sviluppato proprio presso l’OBS Lab di Gibilmanna.

Così mi è venuta la curiosità di approfondire l’argomento e mi sono collegato al sito http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/

È un progetto veramente interessante, proprio in questo momento in cui si parla tanto di energie alternative, di energie rinnovabili ma, soprattutto, in cui, alla luce di quanto sta accadendo in Giappone alle centrali nucleari danneggiate dal sisma dell’11 marzo scorso, tutto il mondo sta ripensando seriamente alle proprie strategie energetiche ed al proprio rapporto con l’energia nucleare
L’energia geotermica, infatti, è sostenibile e rinnovabile in quanto mentre si sfrutta un sistema geotermico naturale, la ricarica energetica avviene attraverso l’apporto al sistema di fluidi caldi contemporaneamente (o in tempi comparabili) allo sfruttamento.
L’Italia è in forte ritardo rispetto agli obiettivi degli Stati Membri dell’Unione Europea per il 2020.
La fonte geotermica copre finora meno dell’1% dei consumi energetici nazionali; questa quota è dovuta unicamente allo sfruttamento dei campi geotermici della Toscana meridionale (Larderello, Monte Amiata) e non sono previsti sostanziali incrementi della produzione nel prossimo futuro.
I risultati delle indagini finora condotte hanno rivelato la presenza, all’interno del vulcano, di decine di milioni di metri cubi di fluidi ad alto contenuto energetico che potrebbero garantire, entro il 2020, una produzione annua di energia elettrica tale da raddoppiare, di fatto, l'attuale produzione nazionale da fonte geotermica. Lo sfruttamento, inoltre, di tutti i potenziali giacimenti geotermici del Tirreno meridionale, realizzabile nei prossimi 30 anni, potrebbe coprire il 7-10% dei consumi totali di energia nazionale.