Tutta la Diocesi riunita nella preghiera del Santo Rosario per le sorti della amata nazione Italiana nella celebrazione del 150°

ritratto di Pino Lo Presti

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Basilica Cattedrale di Cefalù, 30 maggio 2011 - La Omelia integrale del Vescovo, mons. Manzella

Carissimi fratelli e figli,
ci ritroviamo in questa splendida basilica Cattedrale per condividere un momento di preghiera e affidare alla protezione materna di Maria l’intero popolo Italiano, nel ricordo del 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Saluto tutti affettuosamente e vi ringrazio per avere accolto l’invito sollecitato dal Santo Padre benedetto XVI che ha voluto che in tutte le Diocesi d’Italia si sostasse in preghiera per le sorti di questa amata Nazione.

Un particolare saluto lo rivolgiamo a S. E. Mons. Rosario Mazzola, che accogliamo sempre con devozione e gratitudine e a tutte le autorità civili e militari che con la loro presenza esprimono il bisogno di raccomandarsi al Signore e affidare alla Vergine Maria il peso delle loro responsabilità e del loro impegno.

Ringrazio di cuore il coro “Anima Gentis” con il suo Direttore il Maestro Antonio Sottile della Comunità di Isnello che prontamente e generosamente ha accolto l’invito ad animare la nostra preghiera.

Intenzionalmente è stato scelto il mese di maggio per accogliere questa iniziativa in quanto è ancora viva la tradizione che dedica questo mese alla devozione mariana.

Essa trova espressione in tanti segni: Santuari, Chiese, opere d’arte, processioni e soprattutto nella preghiera del Santo Rosario con cui il popolo di Dio ringrazia il Signore e lo supplica per le sue molteplici necessità attraverso l’intercessione di Maria.

Lo stesso Sommo Pontefice ha voluto recitare il Santo Rosario con tutti i Vescovi d’Italia riuniti in Assemblea generale lo scorso 26 maggio pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.

È stato un momento di grande spiritualità e di squisita attenzione per la Nazione. Il Papa ha affidato il Paese alla Madonna, Madre di unità, e ha rilanciato il significato della “sincera e leale collaborazione” tra Stato e Comunità ecclesiale.

Ha chiesto “alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo contro il diffuso precariato lavorativo” e di superare “ogni contrapposizione pregiudiziale” per costruire insieme il bene comune.

Il nord e il Sud sappiano “rinnovare le occasioni d’incontro” a beneficio dell’intera Nazione; ha chiesto ancora di tuttelare la vita umana in tutte le sue fasi e a sostenere “fattivamente”la famiglia; ha incoraggiato i fedeli laici a “partecipare in prima persona alla vita pubblica” per rinsaldare il vincolo dell’unità.

“Chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative, ha sottolineato il Santo Padre, non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere”.

Ben a ragione l’Italia, celebrando i 150 anni della sua unità politica, può essere orgogliosa della presenza e dell’azione della Chiesa.
Essa non persegue privilegi ne intende sostituirsi alle responsabilità delle Istituzioni politiche; rispettosa della legittima laicità dello Stato è attenta a sostenere i diritti fondamentali dell’uomo e fra questi vi sono anzitutto i valori previi a qualsiasi giurisdizione statale, in quanto iscritti nella natura stessa della persona umana.

È a tutti nota la situazione del nostro paese e tutti conosciamo bene lo stato di salute della nostra Nazione.
Certo, l’Italia respira affannosamente.
Ha il sopraffiato, è un paese affaticato: non mancano i problemi ma se si affrontano con responsabilità si può anche trovare la terapia.

Occorrerà impegnarsi da parte di tutti. Occorre far rinascere la speranza e inventare laboratori di ricerca del bene comune capaci di generare la voglia di futuro e sconfiggere ogni forma di rassegnazione.

Non serve unirsi al coro dei “catastrofisti”, serve quel sano realismo cristiano che sa coniugare la fedeltà ai propri doveri con la creatività e l’intraprendenza.
L’Italia non è solo quella di cui si parla, così come la Chiesa non è solo quella di cui parla una certa stampa.

C’è un’Italia disamorata, che vuole cambiare tendenza perché è stanca di vivere in una continua rissa, in un litigio perenne, in una spirale di invettive prive di ogni responsabilità dove il vaniloquio genera solo disfattismo e offesa.
C’è un’Italia che vuole riscattarsi recuperando la dimensione della responsabilità e della coscienza morale.

Noi siamo gli uomini della speranza e sappiamo che le ombre non oscurano la luce.

In una stagione in cui emerge sempre più la richiesta di solidi riferimenti spirituali e morali noi ripresentiamo la vittoria di Dio sul male e sulla morte e ci affidiamo a Maria SS. Madre di Dio e Madre nostra.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a un ragazzo di liceo che gli chiedeva come immaginasse l’Italia fra 50 anni, così rispondeva: “E’ un po difficile immaginare il paese tra 50 anni. Di certo posso augurarvi che sia un’Italia più serena, più sicura di sé, che sappia essere più consapevole delle sue straordinarie tradizioni che abbiamo.

Siamo eredi di uno straordinario patrimonio culturale, artistico e umanitario e dobbiamo saperlo coltivare perché tutto il mondo si attende questo da noi.


Bisogna che ci sia un’Italia che sia rispettata in tutta la Comunità Internazionale per il contributo che da e per l’immagine che può dare sul piano culturale, civile, morale”.

E per concludere mi piace tornare al discorso del Santo Padre in Santa Maria Maggiore.
“Coraggio, dunque!”. Così concludeva il Santo Padre: “Coraggio! Nonostante tutte le difficoltà”, “nulla è impossibile a Dio “ (Lc 1,37); nulla è impossibile a Colui che continua a fare “grandi cose” (Lc 1,49) attraverso quanti, come Maria, sanno consegnarsi a Lui con disponibilità incondizionata.

Ci affidiamo a Maria, Madre dell’Unità, perché il Signore, per Sua intercessione conceda a noi e a tutto il popolo italiano i doni inestimabili della pace e della fraternità.


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Un momento di intrattenimento con gli ospiti, più confidenziale

-la “giovane Italia”

-un gradito “rivedersi”

-fuori, il “campo” aspetta

ritratto di Saro Di Paola

SUGGELLO EMBLEMATICO

Sul "CAMPO"
" C’è un’Italia disamorata, che vuole cambiare tendenza perché è stanca di vivere in una continua rissa, in un litigio perenne, in una spirale di invettive prive di ogni responsabilità
dove il vaniloquio genera solo disfattismo e offesa"

E sì, caro Pino,
"Fuori, il "campo" aspetta".

Le parole e l'immagine con le quali hai chiuso il tuo servizio sono SUGGELLO EMBLEMATICO al "PASSAGGIO" , a mio giudizio, PIU' EMBLEMATICO delle parole del nostro Vescovo Vincenzo.

ritratto di Leonardo Mento

Caro Saro......

ma anche:"Occorrerà impegnarsi da parte di tutti. Occorre far rinascere la speranza e inventare laboratori di ricerca del bene comune capaci di generare la voglia di futuro e sconfiggere ogni forma di rassegnazione.". Bravo questo Vescovo, ma anche "questa" Chiesa ( con tutto il rispetto per l'Uno e per l'Altra).