IL MINISTRO MATTEOLI A PALERMO: “ A GENNAIO 2017 IL PONTE SARA' REALTA' ”

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Per creare occupazione e far decollare lo sviluppo in Sicilia, bisogna innanzitutto risolvere un problema atavico dell’Isola: le infrastrutture. Perché senza un’adeguata rete infrastrutturale la regione non riuscirà mai a colmare il gap esistente con il Nord e gran parte dell’Europa, un divario che spesso dissuade le imprese dall’investire in una terra per il resto ricca di potenzialità. Di questi temi si è discusso al convegno “Infrastrutture in Sicilia”, promosso dal settimanale “Il Siciliano” e tenutosi ieri pomeriggio a Palazzo dei Normanni. Ospite d’onore, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, che ha fatto il punto della situazione sulle grandi opere fin qui realizzate dall’esecutivo nazionale e su quelle che verranno completate nei prossimi anni. Un’attenzione particolare, e non poteva essere altrimenti, il ministro l’ha rivolta al ponte sullo Stretto, un’opera sulla cui opportunità si discute da anni con argomentazioni diametralmente opposte, oggi fortemente sponsorizzata dal governo Berlusconi.
Con l’avvio dei primi cantieri sulla costa calabrese il 23 dicembre, Matteoli ritiene che la tabella di marcia verrà regolarmente rispettata e il ponte sarà pronto nel giro di sei anni. “Nei prossimi mesi partiranno i lavori propedeutici anche nella provincia di Messina e il primo gennaio del 2017 il ponte sarà aperto al pubblico. Provo tenerezza per chi ancora dice no al ponte, non capendo quanto sia importante per la Sicilia. E poi ancora non tutti hanno capito che lo Stato, dei 6.3 miliardi di euro necessari alla realizzazione del ponte, ne spenderà soltanto 1.3 per le opere propedeutiche, mentre il resto dei soldi lo metterà il mercato”, ha detto l’esponente del Pdl, secondo il quale il ponte creerà ricadute positive sull’occupazione e sul sistema delle infrastrutture in generale, facilitando inoltre l’arrivo dei treni ad alta velocità in Sicilia. “È chiaro che non avrebbe senso fare il ponte senza migliorare la rete ferroviaria siciliana. Io non sono soddisfatto che l’alta velocità si fermi a Salerno e infatti abbiamo aperto un tavolo per far sì che arrivi fino in Sicilia. Già abbiamo fatto investimenti importanti, stanziando due miliardi per acquistare treni nuovi; quel che è certo è che non lasceremo le ferrovie siciliane in queste condizioni”, ha proseguito Matteoli, ricordando come il ponte sia un tassello fondamentale del Corridoio 1 Berlino-Palermo, parte di quella rete ferroviaria trans-europea (Ten) tracciata dall’Ue.
Il ministro, che ha sottolineato i meriti del governo nazionale nel completamento dell’autostrada Catania-Siracusa e nell’avvio dei lavori della superstrada Agrigento-Caltanissetta e del nodo ferroviario di Palermo, si è detto consapevole che ancora molto deve essere fatto per dotare la regione di un’efficiente rete di infrastrutture e trasporti. “Quando al Cipe abbiamo approvato progetti infrastrutturali per 27.6 miliardi di euro, 4.2 miliardi sono stati destinati alla Sicilia. Certo, si poteva fare di più”, ha ammesso Matteoli che è intervenuto anche sulla vicenda dell’annunciata chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese: “La Fiat ha sempre chiesto soldi allo Stato e restituito disoccupazione”.
Oltre agli elogi ricevuti dai colleghi di partito presenti al convegno, il ministro è stato anche destinatario degli appelli del governo Lombardo – rappresentato dall’assessore delle Infrastrutture, Luigi Gentile, e dall’assessore al Bilancio, Michele Cimino – a proposito dello sblocco definitivo dei Fas (fondi aree sottoutilizzate), da mesi oggetto di un serrato confronto tra esecutivo nazionale e regionale. “Speriamo che questa riunione consentirà di ottenere il via libera dalla ragioneria generale del Tesoro per dare alla Sicilia i quattro miliardi di fondi che le spettano”, ha affermato Cimino. Una posizione appunto condivisa da Gentile, che ha riconosciuto “il momento difficile che sta attraversando la regione. Abbiamo deciso di puntare sulle infrastrutture per dare la possibilità ai giovani di non abbandonare la nostra terra perché manca lavoro. Nei prossimi mesi saranno impiegate molte risorse, perché è ovvio che in diversi ambiti – come per esempio le ferrovie – siamo molto indietro”. Anche il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha ricordato “l’evidente gap che separa la Sicilia dal Nord in tema di infrastrutture. Sono stato assessore ai Trasporti e so che la nostra storia delle infrastrutture ha molte ombre”.
Fonte: www.livesicilia.it