Società tribale o civile?

Ritratto di Angelo Sciortino

20 Ottobre 2012, 11:56 - Angelo Sciortino   [suoi interventi e commenti]

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Se guardiamo alla nostra storia, almeno a quella occidentale, che comincia nel vicino Oriente e in Grecia, rimaniamo colpiti – così è accaduto a me – dei tre nomi, con i quali si è definito l'habitat dell'uomo socializzato.

Si va dal termine greco polis, che indica la città come governo sociale delle esigenze sue proprie e dei suoi cittadini, al latino urbs, che doveva intendersi come l'insieme degli spazi fisici organizzati. Cosa diversa era, infine, la civitas, che potremmo considerare la città come la “casa” della società.

Ritengo, assai modestamente, che nessun urbanista può oggi svolgere il proprio compito professionale, prescindendo da questi tre aspetti ancora vivi nella città moderna. Il suo compito non è infatti puramente e semplicemente tecnico – e meno che mai quello di passivo interprete delle norme amministrative. Egli dev'essere soprattutto un filosofo, che rifugge dai cavilli dei legulei e dalle pressioni speculative: in una parola, egli non deve considerare la città come un affare, ma come civitas, come la casa della società. Una “casa” vivibile, dove la famiglia-società trova tutto ciò che gliela rende gradevole e, trovandola gradevole, al suo interno vive nel rispetto degli altri inquilini e dove crescono senza ambasce gli uomini di domani, i bambini.

Queste riflessioni, forse frutto di una senilità avanzata, mi sono state suggerite, da una parte, dall'osservazione delle strade cittadine di Cefalù, rumorose e spettinate oltre misura, con i bambini senza un vero parco giochi e dove c'è poco rispetto per il pedone; dall'altra, mi sono state suggerite dalle recenti decisioni a proposito di localizzazioni non conformi, ma compatibili, e dalle posizioni assunte da alcuni consiglieri, che pure, come me e meglio di me, possono osservare e possono sapere come la città è l'insieme di quelle tre definizioni, che la storia ci suggerisce.

Tutto ciò mi preoccupa oltre misura. Questa mia preoccupazione, però, poco conta. Potrebbe persino essere l'effetto del mio rimbambimento senile. Conta, però, che le decisioni della polis siano prese non come se essa rappresentasse le esigenze dei suoi cittadini, ma come se si trattasse di organizzare – tra l'altro male – l'urbs, gli spazi fisici; quindi non interpellando la civitas. E' come se fossimo piombati in una società tribale, dove il “capo” è bello, forte e coraggioso più degli altri e dove ci sono gli stregoni di turno, che armati di tanta supponenza convincono i loro simili a essere ubbidienti e silenziosi. Tutt'al più un poco di mormorio, ma non troppo rumoroso, altrimenti saranno espulsi da questa tribù virtuale.

E qui torniamo ai tanti punti, che ho trattato in vari interventi: alla perfida localizzazione, alla mancanza di un PRG, alla poca trasparenza, al Piano commerciale e così via. Tutti interventi postati in questo blog. Che cosa serve ancora per risvegliare questa Città? E per convincere i Consiglieri comunali ad attenersi all'einaudiano conoscere per deliberare e gli ingegneri a essere tali e non metafisici?