Termini Imerese e Cefalù sono Comuni di due Repubbliche diverse?

Ritratto di Saro Di Paola

17 Gennaio 2015, 07:10 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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Scadrà il prossimo 30 gennaio la gestione commissariale da parte di A.A.T.O. 1 PA del Servizio Idrico Integrato nei 42 Comuni della Provincia di Palermo, tra cui Cefalù, che, dopo il fallimento di APS, non si sono fatti riconsegnare o non hanno chiesto di farsi riconsegnare le reti e gli impianti afferenti al servizio medesimo, per tornare a gestirselo in proprio ed autonomamente.
 
Sinora, nessuna notizia è stata data e nessuna indiscrezione è trapelata su quello che sarà il futuro del Servizio Idrico Integrato in quegli stessi Comuni.

Intanto, ieri, “sono stati riconsegnati gli impianti e le reti del servizio idrico integrato” al Comune di Termini Imerese.
Ne ha dato notizia “La Voce web” (http://lavoceweb.com/articolo.php?IDArticolo=6859), aggiungendo che, per il Sindaco Burrafato, “si apre un nuovo cammino che premia l’impegno della sua amministrazione la cui prossima sfida sarà garantire, da subito, un servizio efficiente in grado di superare le gravi criticità, che negli ultimi tempi hanno segnato il servizio idrico”.

Il fatto che il Sindaco Burrafato abbia ottenuto per il Comune di Termini Imerese la riconsegna delle reti e degli impianti del S.I.I. è riprova, la più patente, della assoluta infondatezza della tesi, che il Sindaco Lapunzina ed i suoi hanno cominciato a sostenere da quando non sono più all’opposizione, ma alla guida del nostro Comune.

La tesi
della posizione espressa dall’ANCI Sicilia della vigenza di una normativa che non consente di procedere alla frammentazione del servizio idrico integrato mediante consegna ai singoli comuni delle reti e degli impianti del S.I.I.”,
la tesi
del principio “ad impossibilia nemo tenetur”,
la tesi
della mancanza di copertura finanziaria e di un quadro normativo chiaro che consenta di ricostituire, in maniera permanente, il servizio in capo al Comune”,
la tesi,
che il capogruppo del PD prof. Garbo, nella seduta del Consiglio comunale del 23 luglio 2014, ha sostenuto con tanta convinzione da arrivare ad affermare che quanti la pensavamo diversamente avevamo l’ardire di “ammucciari u suli ca manu”.

La tesi,
che, lo scorso 29 luglio (http://www.qualecefalu.it/node/13328), ho definito degli “impedimenti dirimenti” di manzoniana memoria, che  Lapunzina e i Suoi hanno addotto per nascondere la preoccupazione, se non la paura, grande, essa sì, come il sole, di tornare a gestire il servizio medesimo.

La tesi
del disposto normativo recato dal D.L. n° 133/204, convertito nella L. n.° 164/2014, che impone il principio dell’unicità della gestione per ciascun ambito territoriale ottimale”, che, il 9 gennaio scorso, cioè a soli 20 giorni dalla scadenza della ennesima proroga della gestione straordinaria da parte di ATO 1 Palermo, Lapunzina ha rilanciato nella sua “lettera all’ATO 1 Palermo”.

Una lettera, (http://www.qualecefalu.it/node/15979) inviata per conoscenza al Prefetto di Palermo ed al Presidente Crocetta, nella quale
l’esordio di Lapunzina
mi corre l’obbligo di manifestare grave disappunto per l’insostenibile situazione in cui verte il servizio idrico prestato nella città
e la sua conclusione
mi riservo l’adozione di ogni e ulteriore iniziativa utile a tutela dei dell’interesse pubblico
sono, purtroppo per Cefalù, emblematici di un approccio all’amministrazione della cosa pubblica, di una forma mentis politico-amministrativa e di un modo di tutelare l’interesse pubblico, che in Lapunzina sono diametralmente opposti a quelli di Burrafato, Sindaco di Termini Imerese.
Un Comune, che, ahinoi, non è nella repubblica delle banane, ma, addirittura, nello stesso ambito territoriale ottimale di Cefalù.

Saro Di Paola, 17 gennaio 2015

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