Paletti e catene

Ritratto di Salvatore Culotta

8 Luglio 2012, 11:27 - Salvatore Culotta   [suoi interventi e commenti]

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Nonostante molti pensino che piantare paletti e mettere catene sia un  espediente utile e bello, indulgendo a forme artistiche del paletto stesso, penso invece che essi siano il segno concreto di una umiliante sconfitta.

Si piantano paletti per impedire alle automobili di accedere ad una data zona, per non farle salire sui marciapiedi, a volte sono piantati saldamente, a volte con la possibilità  di rimuoverli facilmente. Il tutto per difendere quell’ultimo miserabile diritto del pedone ad un minimo di spazio sicuro.

Dimenticando che ci sono strumenti migliori per difendersi dall’attacco delle automobili ; perché non bisogna dimenticare che, fino ad oggi, le automobili non agiscono da sole, ci sono pur sempre persone che le guidano. Così come ci sono le norme e le leggi da far rispettare. Un cartello di divieto di sosta è meno invasivo, simboleggia la presenza della legge e, non ultimo, dà la possibilità di elevare sanzioni

pecuniarie. Quando ci si batte per la legalità si dimentica che essa è anche qualcosa di molto quotidiano e vicino e grandemente piccolo, il far rispettare le  regole dovrebbe essere più valido di paletti e catene profusi ovunque e che spesso servono soltanto a ridurre ulteriormente la larghezza dei marciapiedi ( che una volta ho sentito dire che dovessero avere una larghezza minima di un metro e venti) obbligando le persone a scenderne, o, come si può vedere,  a ridurre la carreggiata a causa delle  automobili posteggiate a ridosso delle catene stesse.

Qualsiasi persona di buon senso vuole questo : “Il rispetto delle regole”, non paletti e catene e catenacci e muri e cancelli. E, anche se può apparire fuori luogo,  spropositato, non adeguato e retorico, sarebbe questa una vera svolta democratica.

La sconfitta del paletto (cerchio al centro) e la sconfitta delle regole  (il giallo)