Raddoppio ferroviario: il “treno è partito” e Cefalù lo ha già perso!

Ritratto di Saro Di Paola

20 Aprile 2016, 19:27 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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Il 4 maggio del 2006, prendendo spunto da uno scritto, che il compianto Architetto Prof. Pasquale Culotta aveva pubblicato su Cefalunews a seguito dell’intervento su problematiche urbanistiche, che avevo svolto in Consiglio nella seduta 21 marzo 2003, pubblicai, sullo stesso giornale telematico, uno scritto sotto il titolo “Parliamone, il silenzio si potrà fare beffa di tutto”.
Con quel mio scritto, intendevo fare cogliere “la assoluta straordinarietà degli orizzonti che, per la nostra città, si sarebbero potuti aprire in termini di razionalizzazione dell’assetto viario ed infrastrutturale, con la dismissione dell’attuale strada ferrata e della attuale stazione ferroviaria”.

Erano aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, sui quali cominciai ad insistere sin dall’8 agosto del 1985, quando il Consiglio comunale di Cefalù venne chiamato ad esprimere il proprio “Benestare ai sensi dell’art. 7 della L.R. 11/4/1981 n.65 sul progetto di raddoppio della linea ferroviaria tra Campofelice di Roccella e S.Agata di Militello”.

Aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, che, dopo ampio dibattito, ispirarono il voto favorevole del Consiglio, con l’astensione di un solo Consigliere, su quella, che finì per essere, soltanto, la prima proposta di progetto definitivo, che le Ferrovie avrebbero, poi, sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale di Cefalù e che prevedeva la stazione di Cefalù ad Ogliastrillo.

Erano aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, che rilanciai nella seduta del 15 luglio del 2003, quando il Consiglio comunale venne chiamato ad esprimere il parere di competenza su quella che sarebbe stata l’ultima proposta di progetto definitivo.
Aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, che Cefalù avrebbe potuto risolvere, anche, con la “fermata metropolitana” sotto Pietragossa.

Erano aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, sui quali, ad ogni occasione, continuai ad insistere con l’intendimento di “fare cogliere la straordinarietà delle prospettive che, per Cefalù, avrebbe dischiuso la disponibilità della tratta e delle aree della stazione che verranno dismesse e la loro acquisizione al patrimonio comunale, in particolare quelle dal passaggio a livello di Gallizza all’imbocco della galleria di Bivio Ferla.”

Nello scritto, che Cefalunews pubblicò il 4 maggio del 2006, per fare cogliere quelle prospettive scrissi:
Immaginiamo di introdurci in quella che, già intorno al 2020, potrebbe essere Cefalù se avremo progettato ed acquisito per tempo quei luoghi.
In quella Cefalù ci introduciamo da residenti, da ospiti dei complessi turistico-ricettivi della cintura esterna, da visitatori del cosiddetto “turismo mordi e fuggi” su pullman, da pendolari per la scuola o per il lavoro, da visitatori occasionali.
Immaginiamo, in qualsivoglia di tali vesti, di essere arrivati, a bordo di un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico o privato, all’attuale passaggio a livello di Gallizza.
Tranne a dover raggiungere le parti di via Roma, di via Gramsci, di via Pintorno e del lungomare, giunti al passaggio a livello di Gallizza, non proseguiremo per la via Roma ma ci immetteremo nel nuovo asse stradale che correrà lungo l’attuale sede della strada ferrata. Attraverso questo asse, infatti, potremo raggiungere tutte le altre destinazioni urbane , più velocemente e con un percorso, certamente, più breve di quanto non sia quello della via Roma.
La nostra destinazione è l’ospedale Giglio-San Raffaele, svolteremo alla prima bretella di destra: la bretella di Gallizza.
La nostra destinazione è lo Spinito, proseguiremo e svolteremo alla seconda bretella di destra, in corrispondenza del Salvatorello : la bretella dei Mulini
per le altre destinazioni andremo avanti, sul nuovo asse viario.
Proseguiremo sino alla successiva bretella che imboccheremo se dobbiamo raggiungere Pietragrossa e Pacenzia o i paraggi della Via Gibilmanna: la Bretella di Pietragrossa
Se la nostra destinazione sono le parti di Presidiana, proseguiremo imboccando la galleria sotto la rocca per sbucare all’esterno ed uscire alla bretella del Porto.
Se la nostra destinazione sono Caldura, Magari e Santa barbara, andremo avanti, sarà la bretella Ferla che ci obbligherà ad uscire.
Da Gallizza a Bivio Ferla, avremo seguito percorsi alternativi a quell’asse, ad oggi obbligato, che inizia al Salvatorello e prosegue sino alla via Mazzini e alla via Gibilmanna, con la via Gramsci, unica alternativa alla via Roma.
E se da residenti, da visitatori o da pendolari la nostra destinazione sono il Centro storico, le scuole o gli uffici pubblici del centro urbano ?
Ci fermeremo prima, allo “snodo della vecchia stazione”.
Uno snodo straordinario per soluzioni straordinarie.
Soluzioni straordinarie per il sistema del trasporto urbano, straordinarie per i servizi che una città moderna deve offrire ai residenti, ai suoi ospiti ed a quanti hanno necessità di raggiungerla da pendolari. Soluzioni straordinarie per la riqualificazione ambientale della città, straordinarie per la riqualificazione formale ed architettonico-compositiva di un luogo che da oltre mezzo secolo, ha quegli stessi connotati di periferia che aveva quando, però, era tale.
Quel luogo costituito dalla vastissima area delimitata, lato est, dall’imbocco della galleria sotto la rocca e, lato ovest, dalla sottostazione elettrica, lato nord dall’attuale edificio della stazione e dalla via Aldo Moro, lato sud dalla via Pietragrossa.

In quel luogo si giocheranno le sorti di quell’intervento infrastrutturale che, insieme agli altri cui ho fatto cenno, potrà cambiare la qualità infrastrutturale e formale della nostra città.
Le caratteristiche fisiche e topografiche di quel luogo sono tali da consentire la realizzazione di un’opera che, con la sua architettura, potrà chiudere o rimarginare quella che, quando fu realizzata la stazione, fu, certamente, la prima grossa ferita che venne inferta all’integrità del territorio nei pressi del centro antico e quella che, sino ai nostri giorni, è rimasta una ferita, al tessuto urbano di Cefalù, impossibile da sanare.
Un’opera che, con le tantissime funzioni cui potrà assolvere, risolverà tantissime delle questioni, urbanisticamente irrisolte, della nostra città.
Funzione di scambio intermodale del trasporto urbano, funzione di terminal per pullmans turistici e bus di linea, funzione di stazione di partenza e di arrivo per le navette del trasporto pubblico urbano, funzione di parcheggio per autovetture.
Ma non solo! Se poi pensiamo che, dall’interno della galleria è possibile realizzare, senza alcun impatto all’ esterno della rocca, l’ascensore per sbucare lassù in alto sulla nostra rocca Il tutto ci appare un sogno. Un sogno in cui dobbiamo credere perché un sogno che può diventare realtà
Dipende da noi.
Dobbiamo avere la lungimiranza di tramutare in progetto quelle che sono soltanto Idee per un progetto o ipotesi di lavoro da approfondire.”


Sono aspetti della QUESTIONE URBANISTICA, idee per un progetto o ipotesi di lavoro che la politica cefaludese avrebbe avuto 31 anni per approfondire e che, nel 2016, la messa in vendita, da parte di RFI, di gran parte delle aree di pertinenza dell’attuale stazione ferroviaria (http://www.investinitalyrealestate.com/it/property/cefalu/#tab-floorplans)
rischia di compromettere.
Pressoché, irrimediabilmente.

     

Come, irrimediabilmente, le comprometterebbe la “Piazza della fermata metropolitana”, prevista nel progetto “esecutivo” redatto da RFI e dalla TOTO, di cui ho, già, scritto.
Più volte.

Si è vero: “il treno è partito”!
Già nel 1985.
Alla politica cefaludese, per salirvi, non sono bastati 31 anni e Cefalù lo ha già perso.

Saro Di Paola, 20 aprile 2016