La relazione del Prof. Cafiso e la richiesta di variante preannunziata dal Sindaco

Ritratto di Saro Di Paola

28 Giugno 2016, 07:09 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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La galleria di sfollamento con l’imbocco nel vallone Spinito è stata il primo nodo, che è venuto al pettine della realizzazione della fermata sotterranea di Cefalù, così come è stata prevista nel progetto, con il quale, pur di farne una “simile” a quelle di Sanremo e Montecarlo piuttosto che a quella di Giancaldo, si era riusciti, sulla carta, nell’impresa di fare entrare l’asino per la coda.

Lo sostengo dal 2003, quando, anche con il mio voto, venne approvato il progetto definitivo, di cui, dopo nel 2012, la TOTO Costruzioni si è aggiudicato l’appalto.
Testardo come sono, continuerò a sostenerlo sino a quando da quella fermata non sarà transitato il primo treno.
Se mai accadrà e se dovessi essere, ancora, tra i vivi.
Ovviamente.

Quella galleria è stata il primo nodo, soltanto perché sarebbe dovuta essere la prima opera ad essere iniziata tra quelle, che sono indispensabili per l’esistenza e l’esercizio della fermata sotterranea: il 15 febbraio 2016, come è scritto nel crono programma della Toto e come tutti sappiamo.
Quella galleria non sarà, però, l’unico nodo da sciogliere affinché l’asino entri per la coda.
Nella realtà e non, soltanto, sulla carta.

Sì, perché, problematiche, in tutto analoghe a quelle evidenziate dal Prof. Cafiso per tale galleria, si riproporranno per la galleria di accesso al mezzanino, per lo stesso mezzanino e per le scale mobili.
Analoghe sono, infatti, le caratteristiche geologiche del sottosuolo mentre, nell’intorno della galleria di accesso, sono, a mio giudizio, addirittura più complesse, quelle morfologiche.
Ciò perché tale galleria si infila nel versante collinare in direzione ortogonale ed opposta all’andamento delle curve di livello, favorendo, così, potenziali scivolamenti delle sabbie, che ne costituiscono la spessa coltre superficiale.

Di altra natura sono, invece, le problematiche connesse alle due scale di sicurezza, che potranno essere, certamente, realizzate senza provocare alcuna interazione con gli edifici dislocati nel loro intorno ma, che, assai difficilmente, una volta realizzate, potranno assolvere alla funzione cui dovrebbero assolvere.
Troppe le 23 rampe di una e le 16 rampe dell’altra per chiunque dovesse avere la necessità di intraprenderle per mettersi in salvo nelle condizioni, certamente, caotiche che, nella fermata, potrebbe determinare una emergenza di qualsiasi natura.

Lo scorso 18 aprile, a seguito del comunicato, con il quale il Sindaco Lapunzina si era fatto carico dell’impegno di chiedere “con ogni possibile strumento una variante al progetto per un sito alternativo alla galleria di sfollamento nel caso la relazione del Prof. Cafiso avesse evidenziato ipotesi di rischio per la staticità di fabbricati in conseguenza delle opere di scavo”, nel mio post (http://www.qualecefalu.it/node/19115) avevo dato per scontata la richiesta di questa variante.
Oggi, a prescindere dagli, ulteriori, nodi che si dovranno sciogliere affinché si possa realizzare la fermata sotterranea, viene spontaneo chiedersi quali sono i potenziali scenari, che la richiesta di variante preannunziata da Lapunzina apre sul futuro della fermata di Cefalù.

Io i miei scenari li ho, già, tratteggiati.
Il 29 marzo scorso. (http://www.qualecefalu.it/node/19030)
Addirittura prima del comunicato del Sindaco, quando “il treno già partito” era, ancora, in corsa e, a detta del Sindaco, sarebbe stato “impossibile fermarlo”.
Ritratteggio quegli scenari, ora che a fermare il treno è stato, proprio, il Sindaco appellandosi allo stesso articolo 132, CAPO I,Titolo III, Parte II del CODICE DEGLI APPALTI che, per tratteggiarli, avevo citato.

Li ritratteggio partendo da una vista satellitare della zona, nella quale potrebbe essere trovato il sito alternativo alla galleria di sfollamento.

In tale vista ho tracciato, con buona approssimazione:
- due linee rosse continue per indicare gli assi delle due gallerie principali nel tratto che va da Gallizza allo slargo della via Cirincione nel quale è prevista la scala di sicurezza con 23 rampe;
- una linea gialla continua per indicare l’asse dell’attuale galleria di sfollamento;
- una linea gialla tratteggiata per indicare la potenziale variante a tale galleria.
Ho usato l’articolo determinativo perché, a mio giudizio, non ne possono essere indicate altre oltre a questa, che ha l’imbocco nel terreno, che la Signora Antonella Scicolone ha donato al Comune a condizione che vi si realizzi una casa di riposo per anziani e, cui, peraltro, il Sindaco ha fatto cenno intervenendo, sabato scorso nella Sala delle Capriate, dopo che il Prof. Cafiso aveva finito di illustrare le risultanze del suo studio.

Ebbene, per quanto l’imbocco sul vallone Pietrapollastra sarebbe ad una quota più bassa rispetto a quella dell’imbocco sul vallone Spinito, a monte della Piazzetta di San Pio, pochissimo, se non nulla, cambierebbe nelle problematiche connesse all’interazione dello scavo della galleria con gli edifici del suo intorno.
La variante riproporrebbe per gli edifici e le strade di Pietrapollastra gli stessi pericoli che eviterebbe agli edifici e alle strade dello Spinito.

Se così dovesse essere e se la galleria di sfollamento è indispensabile per l’esistenza e l’esercizio della fermata sotterranea, come la ragione fa ritenere sia, gli scenari per realizzare la fermata di Cefalù si riducono ad uno solo: quello di Ogliastrillo.

     

Là, ad Ogliastrillo, non sarebbe necessario fare entrare l’asino per la coda.

 Saro Di Paola, 28 giugno 2016
(per il comitato Ferrovia a Impatto Minimo)