Cefalù e le allerta meteo

Ritratto di Saro Di Paola

12 Settembre 2017, 07:30 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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Nel sottosuolo del centro urbano di Cefalù scorrono, all'interno di tubi, le acque piovane di quelli che erano i valloni Pietragrossa  e Spinito, prima che l’urbanizzazione ad occidente e a meridione del centro antico, non ne imponesse la cancellazione degli alvei naturali. In tutto il loro sviluppo o quasi.

Tali tubi sono, di fatto, una autentica polveriera, che, innescata da piogge di intensità straordinaria, o bombe d'acqua come, oramai vengono tristemente chiamate, potrebbe esplodere in più punti delle strade urbane, che essi sottopassano o alle quali sono contigui.
Via Brancati, via Gibilmanna, via Belvedere, via Moro, via Giglio, via Roma, via San Pasquale, via Archimede e lungomare Giardina, i tubi del vallone Pietragrossa.
Via Antonello da Messina, piazzetta San Pio, via Martoglio, via Roma, via Vazzana e lungomare Giardina i tubi del vallone Spinito.

Le conseguenze di una bomba d'acqua, che dovesse convogliare all'interno di tali tubi quantità d'acqua superiori alle portate massime che essi possono smaltire sarebbero facilmente immaginabili.
La tragedia di ieri l’altro a Livorno docet.
Tali conseguenze, purtroppo, sarebbero impossibili da evitare.
Nessun cammello, infatti, è, mai, passato attraverso la cruna di un ago.

A potere essere evitate o limitate sono, invece, le conseguenze di piogge non calamitose, rispetto alle quali, come si dice in gergo tecnico, può essere mitigato il rischio idrologico, costituito dalla costrizione all’interno di tubi artificiali a sezione chiusa, delle acque piovane, che scorrevano in alvei naturali liberi.

A tale risultato si può pervenire mediante controlli periodici e sistematici delle condizioni dei tubi artificiali, a Cefalù generalmente metallici, ed interventi, altrettanto  periodici e sistematici di manutenzione straordinaria e di pulizia dei tubi medesimi dai detriti che, inevitabilmente e sistematicamente, si depositano al loro interno.

A mia memoria, da quando le acque dei due valloni sono state intubate, controlli periodici e sistematici dei tubi non ne sono, mai, stati fatti.
Emblematico al riguardo è stato il tratto di tubo armco, che sottopassa la via Pietragrossa, in corrispondenza del bivio con la via Cirincione.
Nonostante l’asfalto e la fondazione della strada, per anni, sprofondassero, sistematicamente, dopo ogni pioggia di una certa intensità,

  

piuttosto che controllare le condizioni del tubo e intervenire dal suo interno, ci si è limitati ad intervenire da sopra, rattoppando l’asfalto, dopo avere colmato la voragine, che vi si era aperta sotto. (http://www.qualecefalu.it/node/2333, http://www.qualecefalu.it/node/1789, http://www.qualecefalu.it/lac/node/7772)

Ciò, fino a quando, nei giorni di fine maggio del 2013, non si sono, finalmente, controllate le condizioni del tubo armco, dal suo interno.
Essendosene constatato il degrado, che causava il refluimento del terreno sotto l’asfalto,

si è, prima, ricostruita la canna

e, dopo, riempita la voragine e rifatto l’asfalto.

 

Parabola:
se nulla può essere fatto per evitare le nefaste conseguenze delle bombe d’acqua in prossimità dei torrenti intubati, perché il cammello non passa per la cruna di un ago,
se per non mettere a repentaglio la nostra vita nelle malaugurate occasioni di allerta meteo rosso, da queste stesse prossimità dobbiamo stare lontani o fuggire, come a Miami sono fuggiti da irma,
tanto, nelle non meno malaugurate occasioni di allerta meteo arancione e gialle, si può  fare per non avere la nostra vita a rischio.
A farlo, però, non possiamo essere noi cittadini.
A farlo devono essere le Istituzioni.

Saro Di Paola, 12 settembre 2017