Di Maio: quando si pensa poco

Ritratto di Angelo Sciortino

18 Giugno 2018, 03:06 - Angelo Sciortino   [suoi interventi e commenti]

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Io la mia riflessione la scrivo, anche se dubito che le argomentazioni con le quali la sostengo saranno ben comprese dai tanti che giudicano per atti di fede. La scrivo, perché così vuole la mia coscienza.

Questa riflessione riguarda la scelta di Luigi Di Maio nella sua qualità di Ministro del Lavoro di difendere i cosiddetti rider, a suo dire operai sfruttati, perché sotto-pagati per le loro consegne a domicilio. Le innovazioni servono a far migliorare la qualità della vita dei cittadini e se si creano ingiustizie a scapito di giovani o meno giovani, spetta allo Stato intervenire con fermezza. Da Ministro ho deciso di dichiarare guerra al precariato - spiega Di Maio -. Lo stato continuo di precarietà e incertezza dei giovani italiani sta disgregando la nostra società. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci. E facendo calare la crescita demografica. La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.

Ho voluto prima informarmi di quanto essi sono pagati. Sotto si può leggere uno specchietto del loro trattamento.

 

C'è da dire che la Cgil ne ha patrocinato uno sciopero, a cui peraltro essi non hanno partecipato. I numeri della tabella lasciano poco spazio all'immaginazione, infatti. A uno sguardo distratto si può osservare che – sebbene la remunerazione dipenda spesso dal numero di consegne – essa verosimilmente non si discosta molto dai 7 euro netti della logistica, su base oraria. E anzi, nel caso di rider particolarmente intraprendenti, molto probabilmente li supera, senza neppure tener conto delle mance che quasi tutti lasciano (in contanti o tramite app) al momento della consegna.

Un'altra osservazione è che, mentre il lavoratore della logistica tipicamente svolge mansioni che lo impegnano continuativamente, il fattorino delle piattaforme pedala solo quando viene chiamato e comunque se e solo se ritiene di accettare la consegna. E’ questa, peraltro, una delle ragioni per cui il giudice di Torino ne ha qualificato le attività come lavoro autonomo. In ogni caso, è evidente che il rider non ha vinto la lotteria del “posto fisso”, ma approfitta di una possibilità a disposizione di chi si trova momentaneamente disoccupato o comunque sotto-occupato e in tal modo integra il proprio salario (il Corriere stesso parla di “gig economy”, o “economia del lavoretto”). Nulla di nuovo sotto il sole, per carità: l’unica differenza col passato è che il fattorino di venti o trent’anni fa, non potendo contare sull’intermediazione di una piattaforma, molto probabilmente lavorava di meno e soprattutto lo faceva in nero, con tutele ancora inferiori.

Ancora un'altra osservazione è proprio sulle stime, che ipotizzano di ordinare una cena del costo di 30 euro (più mancia, spero). Di questi, 21 vanno in tasca al ristoratore, 5 alla piattaforma (di cui 4 a copertura dei costi), e 4 al fattorino (corrispondenti a 3,6 netti). In altre parole, il fattorino intasca il 13,3 per cento dell’intero esborso, una cifra pari all’80 per cento dei ricavi della piattaforma e, in termini netti, 3,6 volte l’utile ante-imposte della app. E’ difficile – secondo un criterio spannometrico di equità – giudicare ingiusta questa ripartizione. Ma sarebbe ancor più difficile giustificare la sostenibilità economica di un business in cui i costi del servizio (la consegna) già equivalgono a circa la metà del valore del bene consegnato (il pasto). Sarebbe davvero una brutta sorpresa se, anziché avere un lavoretto a 4 euro a consegna, il rider si trovasse disoccupato a 7 euro.

Se si tiene conto della volontà di una di queste App (Foodora) di lasciare l'Italia, se dovesse attuarsi il piano del Ministro Di Maio, allora tanti giovani saranno disoccupati a 7 euro l'ora! Forse rimedieremo con il reddito di cittadinanza.