Perché ancora ferrovia e stazione?

Ritratto di Giovanni La Barbera

18 Settembre 2021, 09:48 - Giovanni La Barbera   [suoi interventi e commenti]

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Il raddoppio ferroviario libera pressoché tutto il territorio dalla secolare cesura, che impediva di pianificare e di valorizzare l'insieme integrato di strutture ed infrastrutture urbanistiche.

Ogni scelta organizzativa era subordinata alla frattura fisica che la strade ferrata definiva tra il territorio a monte e a valle.

Oggi non mi pare vi sia sufficiente consapevolezza che l'eliminazione di questo vincolo fisico impone di ridisegnare l'assetto del territorio con un indirizzo finalistico che non deve escludere una profonda riflessione di come i cefaludesi vogliono stare insieme, in questa singolarità naturalistica e storica.

Se ci si abbandona alla logica, che ancora permea la tradizione del modello del consumo del suolo caratterizzato dall'urbanesimo in cui dominava all'appropriazione individuale dei valori e delle vocazioni di Cefalù, non riusciremo che ad aggravare la situazione.

Se, invece, si colgono, con impegno, le opportunità che offre il momento, riflettendo sulle dinamiche dei fenomeni non governati, lasciati fin ora al caso, orientandole verso la riorganizzazione e la realizzazione delle infrastrutture che innervano le funzioni urbane, allora sarà possibile determinare costruttivi modi dello stare insieme.

Le discussioni sul tema conseguente alla realizzazione del raddoppio ferroviario, e cioè della localizzazione della stazione ferroviaria non può ritenersi sopita.

A suscitarne l'attualità è proprio la mancanza di una posizione politica espressa con fondatezza e determinazione.

È compito dei poteri pubblici locali determinare la prospettiva entro la quale si vuole orientare il futuro del territorio e l'evoluzione della città in tutte le componenti socio-economiche ed ambientali.

Oggi è in gioco la sfida costituita dalla possibilità di gestire l'urbanistica on l'ottica della valorizzazione dei fenomeni virtuosi, cioè  legati al principio amministrativo della sostenibilità ecologica  e mitigare gli effetti dannosi di un indiscriminato uso del suolo.

Le decisioni dipendono da una classe politica culturalmente preparata a gestire nel modo più libero e dialettico la partecipazione dei diversi attori economici e culturali presenti nella nostra Comunità.

Per ora nulla di tutto questo è stato fatto e i singoli appassionati impegni di qualche cefaludese, indomito a considerare la vicenda della localizzazione della stazione, non chiusa, è rimasta frustrata dalla inefficacia, se non dalla indolenza, della posizione dei pubblici poteri.

Dov'è il governo della città?

La vacanza dura  da molto tempo e la vacuità delle routinarie discussioni evidenziano lo stallo e la sterilità in essere.

Come agganciarsi ad un percorso  evolutivo che risponda alle aspirazione dei cittadini sfuggendo a questa sorta di autocrazia?

Ad alcune di questi interrogativi ciascuno può soggettivamente darsi una risposta, ma che vi sia, oggettivamente, un problema di determinazione di una via che individui motivazioni, scopi, finalità, che mettano al centro la conservazione degli equilibri ecologici insieme alle aspirazioni di miglioramento delle condizioni materiali di vita e magari di impegno etico, non è negabile. 

Questa via, a mio modo di vedere, deve essere una elaborazione della politica, che chiama a partecipare tutti i cittadini che decidono di essere attivi nel processo di costruzione di un progetto sociale finalizzato.

Questo impone di scrollarsi di dosso la pigrizia e la futilità delle occasionali polemiche di tipo calcistico.