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29 Dicembre 2025, 18:38 - Saro Di Paola [suoi interventi e commenti] |
Il 26 febbraio del 2011, Monsignor Crispino Valenziano, rispondendo all’invito di S.E. il Vescovo Vincenzo Manzella, con una Lectio Magistralis ebbe a presentare l’ambone della Basilica Ruggeriana, ad un vasto uditorio che rimase affascinato dalle sue parole.
Pino Lo Presti, con un impegno certosino e non da poco, deregistrò la lectio di Valenziano, durata quasi due ore, e la pubblicò, https://share.google/dsiJkLaliIySiifAU , su quello che, allora, era il blog L’altra Cefalù, da cui, nel maggio del 2012, nacque Quale Cefalù.
Al solo fine di consentire una lettura più agevole di quella lectio la ripubblicherò su questo blog, articolata in parti.
PRIMA PARTE
Cos’è un ambone?

Quando ci interroghiamo su una qualsiasi opera del nostro culto, per orientarci, dobbiamo chiederci, prima, qual è la sua funzione, e, dopo, qual è la sua struttura.
Nella Chiesa, infatti, niente si ha, che abbia una funzione, senza che abbia un suo significato simbolico.
L’ambone ha la funzione di amplificare la voce ed ha la struttura simbolica della Pasqua.
Oggi, la funzione di amplificare la voce è finita, ad essa assolvono il microfono e le casse.
La sua struttura simbolica non è, però, finita.
Di amboni si parla già dal secolo quarto, appena dopo l’editto di Costantino.
Abbiamo notizia di un ambone a Cartagine, che stava su colonne come il nostro, perché non tutti stanno su colonne, di un ambone a Costantinopoli, del secolo quinto, detto l’Ambone di Giovanni Crisostomo e ne esiste uno ad esedra con i Magi, a Salonicco, l’antica Tessalonica,
L’ambone, come tutto ciò che si rispetta nella Chiesa, ha pure il suo Martire nel cantore anonimo, che, mentre da lassù intonava l’Alleluia, durante la celebrazione eucaristica, fu colpito dalla freccia scagliata da un vandalo, durante la persecuzione dei Vandali nel secolo quinto.
Anche l’Evangeliario, che è il libro proprio dell’Ambone, ha il suo martire nel diacono Euplio, siciliano di Catania, martirizzato sotto Diocleziano.
Alla fine del 500 si cominciano a smontare quasi tutti gli amboni: non servivano più.
Non perché c’erano i microfoni, ma perché non c’erano più i Codici, non si capiva più il latino.
Poi sono stati, in parte, rimontati.
Il primo è stato rimontato a Pisa nel 1926.
Speriamo di non essere gli ultimi a rimontare il nostro!
A Pisa lo fece rimontare il Cardinale Maffi, allora Arcivescovo Metropolita di Pisa, che, però, non sapeva cosa fosse ed a cosa servisse.
Serviva per i cantori?
Troppo poco e, poi, perché era distante dall’organo?
Sostanzialmente, a Pisa lo rimontarono senza sapere cosa fosse e a cosa servisse e commisero diversi errori.
Per correggerli chiamarono pure me, che avevo cominciato a studiare gli amboni.
Il volume più recente sugli amboni, che io, nel 1981 trovai, risaliva al 1670, era di un certo Catalani, calabrese.
Poi non se n’era parlato più.
Così, studiando, a poco a poco, ho capito mi sono reso conto che l’ambone è anzitutto “monumento”.
Dal latino “moneo”, ammonisco, l’ambone è Ammonimento: monumento del sepolcro vuoto.
Perché, quando Cristo risorge, ogni parola di Dio, dal sepolcro vuoto acquista un altro tono, un tono del tutto altro!
Tant’è che laddove il sepolcro vuoto c’è realmente, cioè a Gerusalemme, all’Anàstasi, un ambone non c’è mai stato.
Non avrebbe avuto senso costruire un simbolo del sepolcro vuoto, là dove il Sepolcro vuoto c’é.
A Gerusalemme, all’Anàstasi, al Santo Sepolcro, anche oggi non si usano neppure i microfoni e là, non i diaconi, non i presbiteri, non altri legge il Vangelo ma sempre e solo il Vescovo, che va al sepolcro vuoto, sulla lastra trova l’Evangeliario, lo prende, va sulla porta e lo legge.
Noi invece simbolizziamo, vogliamo dire attenti: quello che ora arriva viene dal sepolcro vuoto.
Tu che leggi, tu che proclami, misura bene, stai attento, perché tu stai dicendo “Cristo è risorto”!
E “se Cristo non è risorto”, dice Paolo, “vana è la nostra fede”.
Allora, siccome la nostra fede si fonda sulla Parola di Dio, ecco perché deve venire dal sepolcro vuoto, perché Parola che si fonda sulla Resurrezione “che fonda” la nostra fede!
(fine prima parte continua)
Saro Di Paola, 29 dicembre 2025
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