|
3 Febbraio 2026, 10:34 - Saro Di Paola [suoi interventi e commenti] |
Il 31 gennaio, nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, è stata celebrata una solenne celebrazione eucarestica in suffragio di Mons. Crispino Valenziano,

nel corso della quale S.E.R. Mons. Rino Fisichella, dal 2022 Presidente del Consiglio internazionale per la catechesi e Pro-prefetto della sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, ha ricordato la poliedrica figura del Presbitero di Cefalù.

Fisichella ha iniziato ricordando l’Amico, figlio di Cefalù.
"Con Crispino ho intessuto un rapporto di profonda amicizia, Crispino era soprattutto un amico.
Al di là dell’amicizia dobbiamo trovare il fondamento di tutto questo.
Mi piace ricordare che l’ultima sua pubblicazione è stata sul Presepe, su quella dimensione che è il cuore, l’inizio, il compimento del mistero dell’incarnazione, il mistero di Dio che si fa uomo, il mistero che va dalla nascita alla glorificazione di Cristo, sul quale Crispino ha tenuto fisso lo sguardo.
Quel Cristo che Egli aveva incominciato ad amare da sempre, da bambino, da seminarista, da giovane sacerdote, da sacerdote, in quel mosaico del Duomo di Cefalù che era per lui il cuore ed il fondamento di tutto.
Come dimenticare quel rapporto, fondamentale, che lui ha avuto con quel Cristo.
L’arte fa bene le cose, ma ciò che esprime, innanzitutto, è la gloria di Dio.
Quella gloria che Cripino ha sempre perseguito, studiato, contemplato, quella gloria che adesso contempla ed a cui hanno dato spazio la sua vivacissima intelligenza e la sua profonda cultura, che spaziava continuamente dai testi della Scrittura ai Padri della Chiesa, dall’antropologia alla filosofia, per giungere, poi, alla dimensione a lui più consona della Liturgia, quel mistero che viene celebrato e che esprime la bellezza del mistero.
Crispino era innamorato della bellezza.
Perché la bellezza è la via più espressiva che porta al mistero dell’amore di Dio, che porta ad andare sempre oltre, che dà serenità d’animo, che rivela la dimensione della natura stessa di Dio.
In questa prospettiva Crispino è stato, anche, capace di dare voce a chi non ha sempre avuto voce nella Chiesa, all’artista, al genio di colui che si avvicinava con il desiderio di plasmare la materia.
Nel suo insegnamento, nei suoi suggerimenti, nelle sue intuizioni Crispino permetteva di cogliere in profondità quel mistero che veniva plasmato dall’arte.
Ha dato voce a tanti artisti, ha fatto comprendere la bellezza delle loro opere spesso non conosciute ed ha avuto l’accortezza di porre tutto al servizio della Chiesa.
Ricorderemo Crispino come un innamorato della Chiesa, di quel Concilio Vaticano II, di cui amava raccontare che, da giovane presbitero, aveva seguito quasi nascosto sui gradini della Basilica di San Pietro adibita ad aula conciliare, accanto al Suo Vescovo.
Quel Vescovo che aveva ben intuito l’intelligenza e le capacità del giovane sacerdote, che avrebbe mandato a studiare all’estero, perché potesse avere la capacità di esprimere pienamente quelle qualità e quelle doti che il Signore gli aveva dato.
Nel mistero della morte contempliamo, però, anche il mistero della vita che continua.
Come sappiamo, nella fede questa liturgia è immagine della liturgia più grande che Crispino sta celebrando insieme a noi.
E allora il nostro pensiero, proprio perché liturgia, deve essere quello del ringraziamento.
Ringraziamo il Signore perché ha dato Crispino alla Chiesa, perché gli ha dato una lunga vita, per tutte le capacità, i doni che lui ha saputo esprimere a servizio della teologia e della chiesa, l’intelligenza del mistero che diventa lode, gloria di capacità di essere autentica e genuina preghiera.
Qualcheduno, soprattutto in questi ultimi tempi, ha dato anche qualche dispiacere al nostro Crispino, dispiacere di cui lui non riusciva a capire il perché.
Per correggere, come qualcheduno ha osato dire, gli errori di Crispino bisogna avere l’intelligenza, la fede e la cultura di Crispino, altrimenti è meglio rimanere nel silenzio.
Noi siamo qui a chiedere al Signore che gli abbia a dare la gioia di quella fatica che lui ha compiuto per far sì che il suo mistero diventasse sempre a lode della sua gloria.
E così sia.”
Saro Di Paola, 3 febbraio 2026
-
- Accedi o registrati per inserire commenti.
- letto 762 volte
