Le tecniche per realizzare gallerie in presenza d'acqua (prima parte)

Ritratto di Saro Di Paola

23 Luglio 2026, 10:50 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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Nei giorni scorsi ho condiviso su facebook il mio secondo scritto sulla zona R4 in contrada Pacenzia, www.qualecefalu.it/node/25339.

L'Arch. Mauro Caliò commentando il mio post ha scritto, tra l’altro, di "ritenere che la tecnologia odierna consenta, con i dovuti studi, di fare fronte a problematiche idrogeologiche". 
Gli ho replicato scrivendo che "nel caso della fermata urbana di Cefalù non ci sarà tecnologia che consentirà di realizzarla". 
Ha, quindi, commentato l'Ing. Giuseppe Livecchi, affermando che "la tecnologia esiste" ed aggiungendo che "naturalmente i costi saranno ben più alti di quanto preventivato" e che "eventuali inconvenienti vanno preventivamente studiati".

I due commenti hanno dato la stura a questo mio scritto, nel quale aggiungo qualche riflessione a quelle che ho svolto nello scritto, www.qualecefalu.it/node/24833 ed in precedenti altri. 
Le mie ulteriori riflessioni sono, ovviamente, sulle tecnologie che potrebbero consentire la realizzazione della fermata sotterranea, di cui, in quello scritto, ho fatto, soltanto, cenno.

Le tecnologie, più propriamente le tecniche, sperimentate per la realizzazione di gallerie in presenza d'acqua e nel sottosuolo di aree a rischio idrogeologico molto elevato, di cui si legge nella letteratura specifica e documentate, con video ed immagini, dalle imprese che le hanno impiegate sono quattro:

1 - impiego di talpe EPB con le caratteristiche di quella che è stata impiegata per realizzare la prima canna della galleria "Cefalù";

2 - scavo di un pozzo continuo delimitato da diaframmi di pali di grosso diametro e realizzazione al suo interno di una galleria artificiale con successivo rinterro del pozzo;

3 - scavo in terreno congelato;

4 - scavo in ambiente iperbarico. 

Per non risultare eccessivamente lungo, in questo scritto analizzerò l'applicabilità al caso della galleria di accesso prevista per la fermata sotterranea di Cefalù delle prime due tecniche 

La mia disamina non può che iniziare da quanto, nel maggio del 2024, è accaduto, a monte della sottostazione elettrica di Pietragrossa, subito dopo l'inizio dei lavori per realizzare il suo imbocco. 
Sono bastati pochi colpi della benna di un escavatore a fare emergere il livello della falda idrica. 
                                                            
                                    
Ciò una decina di metri più a valle del previsto imbocco della galleria medesima. 
Se tale livello della falda dovesse rimanere invariato sino all'imbocco, la prima sezione della galleria si troverebbe immersa in acqua sino all'altezza da me valutata in 5.50 metri, decimetro più decimetro meno. 
                                                           
 
Però, la quota della fontana da cui, pochi metri più a monte dell'imbocco, sgorga acqua a pelo libero 
                                                           
 
e la profondità alla quale è stata rinvenuta acqua nell'ultimo sondaggio eseguito nella via Cirincione, qualche metro più a monte del fondo della galleria di accesso, 
                                                           

fanno ritenere che l’altezza dell'acqua, da me valutata in circa 5.50 metri all'imbocco, aumenta, progressivamente, lungo i 130 metri di sviluppo della stessa, sino a farla risultare totalmente sotto falda.

In tali condizioni, sono da escludere, a priori, le prime due tecniche, e cioè, l'impiego di una talpa EPB e la realizzazione di una galleria artificiale all'interno di un pozzo continuo delimitato da diaframmi di pali di grosso diametro, dalla prima sezione del suo imbocco a Pietragrossa, all'ultima sezione del suo fondo, qualche metro più a valle della via Cirincione.

Sarebbe la stessa tecnica utilizzata recentemente per completare i 56 metri circa del passante ferroviario di Palermo, in corrispondenza di quello che, nella toponomastica della capitale isolana, era il vicolo Bernava. 
     
  
     

Sulle ragioni dell'impossibilità di adottare le due tecniche non mi soffermerò più di tanto.

Quelle della prima sono talmente ovvie che a precisarle offenderei l’intelligenza di chi dovesse avere l’interesse di leggermi. 
Sulle cause della seconda impossibilità mi limito a fare rilevare che la fascia di terreno lungo la quale dovrebbe essere realizzato il pozzo
                                                           

ha caratteristiche molto diverse da quella del vicolo Bernava e per la sua acclività non consentirebbe di allestire un cantiere idoneo all'utilizzo dei mezzi meccanici che sono stati impiegati a Palermo.
                                                             
          
Per di più, nel tratto terminale della galleria, la profondità del pozzo da scavare sarebbe maggiore di quella di 30 metri che ha causato non poche difficoltà in quello di Bernava. 
(continua)

Saro Di Paola, 25 luglio 2026

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