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13 Agosto 2026, 11:11 - Saro Di Paola [suoi interventi e commenti] |
Il 26 ottobre 2012, ho pubblicato su questo blog lo scritto, www.qualecefalu.it/node/1109 .
Lo titolai “Rimini-Cefalù: abbiamo di che piangere o di che ridere?”
Stimolato da una foto pubblicata, oggi, su FB dall'Avv. Rosario Fertitta,

lo ripropongo, integralmente, alla vigilia del ferragosto 2026, con un titolo diverso: "Dal 4 aprile 1971 al 13 agosto 2026", per significare che, dopo 55 anni, una riflessione seria sul turismo a Cefalù non è stata neanche avviata.
Lo scritto del 26 ottobre 2012, www.qualecefalu.it/node/1109 “Rimini-Cefalù: abbiamo di che piangere o di che ridere?”
Parrebbe, stando alle statistiche, che le presenze turistiche a Cefalù, negli ultimi anni, si siano stabilizzate intorno alle 600 mila unità e quelle nella provincia di Rimini intorno a 18 milioni.
Se i dati statistici sono quelli di cui abbiamo letto, significa che Cefalù riuscirebbe a registrare, soltanto in 30 anni, le presenze che Rimini registra in un solo anno.
Come dire che, nel turismo, Rimini "batterebbe" Cefalù per 30 a 1.

Per la grande differenza tra le presenze di Rimini e quelle di Cefalù abbiamo di che piangere o di che ridere?
A mio giudizio, non abbiamo di che piangere e, neanche, di che ridere.
E, meno che meno, di punzecchiarci reciprocamente.
Abbiamo, piuttosto, di che riflettere.
Soltanto.
E per riflettere o, meglio, per cominciare a riflettere, potrebbe essere utile, a mio giudizio, tornare indietro nel tempo.
Al 4 aprile 1971.
Al dibattito che, quel giorno,il circolo “Il Pungiglione” organizzò sul tema :
“Cefalù: Turismo ed ambiente”.
Un dibattito al quale parteciparono gli architetti Alberto Samonà e Giuseppe Pirrone e il prof. Carlo Doglio che avevano collaborato il prof. Giuseppe Samonà nella redazione del Piano Regolatore Generale.
Nel corso di quel dibattito Francesco Palamara, un giovane studente di Cefalù, così, ebbe a dire:
“Il prof. Samonà poco fa ha detto che il turismo vero, quello grosso, si fa a Rimini, non riempiendo un albergo durante l’inverno con 15 svedesi ma, con 15.000. Io non credo he quando Rimini ha cominciato, ha cominciato di botto con 15.000 svedesi; ci sarà stato un inizio poi un progressivo miglioramento.
Quindi io penso che dobbiamo pure noi cominciare. Lei forse, professore, non ha la minima idea di quello che succede tra i ragazzi del luogo per potere guadagnare un po’, d’estate, facendo i camerieri negli alberghi.”
Al giovane Palamara, oggi ingegnere in pensione, il prof. Doglio, così, ebbe a rispondere : “Sono anni che a Cefalù io ed altri spieghiamo, molto faticosamente, che il caso della riviera romagnola non ha niente a che fare col tipo di strutture naturali che ha la zona di Cefalù; che lo sviluppo del turismo romagnolo è strettamente legato ad una amplissima quantità di sabbia disponibile …… La struttura fisica del territorio cefaludese non permette la presenza sulle spiagge di Cefalù di più di un piccolo numero di persone. Ciò si tocca con mano : basta andare alla spiaggia e non capisco come mai non ci se ne renda conto.

Ma ammettiamo che ci sia la possibilità di un uso del territorio per molta più gente…..lei non morrà per i gas di scarico delle automobili nei prossimi 10 anni ….. lei rimarrà soffocato dai bisogni della gente che non sfrutta il turismo …..”
Se “ciò”, negli anni settanta, “si toccava con mano”, “ciò”, negli anni duemila, può essere d’aiuto, prima, per trovare la chiave di lettura delle problematiche del Turismo a Cefalù e, dopo, per provare a risolverle.
Saro Di Paola, 13 agosto 2026
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