RADDOPPIO FERROVIARIO: “crederci fortemente” può aiutare a realizzare i sogni

Ritratto di Saro Di Paola

16 Luglio 2017, 18:31 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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Nel mio ultimo post sul raddoppio ferroviario  (http://www.qualecefalu.it/node/20966) ho ricordato le ipotesi di sfruttamento della fascia di risulta della strada ferrata che sarà dismessa a raddoppio ultimato.
Ipotesi sulle quali, sin dal 1978, ci siamo sbizzarriti.
Tutti: politici, urbanisti, esponenti di comitati e laureandi in architettura.

Di tali ipotesi, la più demenziale, in assoluto, era, senza dubbio alcuno, quella della metropolitana di superficie, con un trenino a fare la spola tra Finale di Pollina e Imera.
Le ragioni erano, e sono, talmente patenti da non richiedere cenno alcuno.
Come non lo richiedono quelle, altre, per le quali, nella scaletta della demenzialità, a tale ipotesi, era seconda quella della pista ciclabile tra le medesime località.
La demenzialità delle due ipotesi era, ed è, resa eclatante dal fatto, ovvio, che, tra Imera e la stazione di Lascari, il raddoppio si sarebbe sviluppato, come si è sviluppato, in affiancamento alla linea storica.

Le altre ipotesi del parco lineare e della pista ciclabile lungo la fascia di risulta in territorio di Cefalù non erano, certamente, demenziali.
Erano, e sono, ipotesi plausibili e, nel contempo, oniriche.
Erano, e sono, sogni, con i quali, se tradotti in realtà, non si riuscirebbe a riassettare il sistema viario urbano e territoriale come, invece, si potrebbe riuscire con l’ipotesi, che preveda, nel territorio di Cefalù, uno sfruttamento differenziato della fascia di risulta.
In particolare di quella compresa, tra l’attuale passaggio a livello di Cocuzzola e quell'altro, che, una volta,  vi era alla Calura, nei pressi del bivio Ferla.
Sì, perché, i tratti di linea ad occidente di Cocuzzola e ad  oriente del bivio Ferla, non possono, affatto, contribuire al riassetto viario del territorio di Cefalù.
Lo sfruttamento differenziato della fascia con una pista ciclabile da Cocuzzola a Gallizza e con una “circonvallazione” interna, carrabile a senso unico, da Gallizza al bivio Ferla.

Purtroppo, però, come ho scritto nel mio post di ieri, la pista ciclabile tra Cocuzzola a Gallizza lungo la sede della strada ferrata che andrà dismessa, sogno era e sogno resterà.
Anche se, limitatamente a quel tratto, la pista ciclabile “tanto sogno non era”, come ha, giustamente, scritto l’Architetto Luigi Piazza, nella replica ad un commento del Geometra Angelo Pizzillo al mio post condiviso su facebook.
Ad interrompere la continuità della potenziale pista ciclabile, oltre alla rampa carrabile tra l’area con i fabbricati a servizio della nuova linea e la trincea nella quale corre il doppio binario, sarà, anche, tutta l’area di pertinenza dei fabbricati.
A dirlo, non sono io.
A dirlo è la planimetria del progetto.
Quell’AREA resterà OFF LIMITS.

A confermarlo sono le immagini di quanto è stato già realizzato.

 

 

Un realizzato che fa intuire che nel fabbricato PM sarà allocata una potentissima cabina elettrica.
Una di quelle dalle quali si deve stare alla larga.
Per ragioni di sicurezza

Quell’area e la rampa non potranno essere sovrapassate dalla pista ciclabile.

Sarebbe necessario un dosso su un viadotto alto almeno sei metri e lungo almeno un centinaio.
Un viadotto, però, che non potrà essere realizzato.
Per ragioni di sicurezza.

Quell’area e la rampa non potranno essere bypassate dalla pista ciclabile.
Dal lato di monte, per ovvie ragioni.
Dal lato di valle perché sarebbe necessario espropriare altro terreno ed a farsi carico dell’esproprio dovrebbe essere il Comune.

Sì Piazza ha, proprio, ragione.
Come Egli ha lasciato intendere nella sua replica al commento di Pizzillo, “crederci fortemente”, può aiutare a realizzare i sogni.
Per la pista ciclabile da Cocuzzola a Gallizza, però, non potrà bastare.
Purtroppo!

Saro  Di Paola, 16 luglio 2017