La cattedrale di Cefalù e il suo sagrato

Ritratto di Francesco Agostaro

10 Agosto 2020, 16:23 - Francesco Agostaro   [suoi interventi e commenti]

Versione stampabileInvia per email

La Cattedrale Cefalù e il suo sagrato

 

La cattedrale di Cefalù, sovrastata dalla montagna senza esserne dominata, si rappresenta come luogo di teofania. Come avviene per il  monastero di S. Chiara,  posto ai piedi del Sinai (il luogo dove Dio si manifestò nel fuoco del roveto) anche per la chiesa di S. Giorgio in Gratteri, collocata ai piedi della rupe di Lingari, e per la cattedrale di Cefalù che si eleva ai piedi della Rocca, la loro collocazione segna la tappa di un percorso, lungo una strada la cui meta è l’incontro con l’Altissimo e il Suo manifestarsi al genere umano: il Sinai o il Tabor, l’uno e l’altro insieme per il cristiano.

Si tratta di un itinerario simbolico e reale allo stesso tempo che a Cefalù si interrompe all’improvviso allorché lo sguardo del visitatore che si affaccia in piazza Duomo impatta, in primo luogo, in una sovrastruttura esteticamente aberrante che si frappone fra lui e la chiesa spezzando la continuità del procedere, deformando l’armonia dell’insieme e annullando perciò il suo specifico significato.

Massiccia e invadente, quella struttura cimiteriale nasconde le basi del prospetto della chiesa, la separa con un taglio netto e la allontana relegandola in una dimensione estranea alla piazza e a chi la frequenta.

Da ragazzo, avevo visto il disegno del prospetto della cattedrale realizzato dal prof. Bartolo Martino esposto in una sala del palazzo Vescovile. Nel disegno l’autore ipotizzava il raccordo tra la chiesa e la piazza con una scalinata articolata con tre ripiani e che si innescava direttamente al portico.

 

Si era trattato, secondo i miei ricordi, di un omaggio dell’autore al grande vescovo Mons. Cagnoni che si era dedicato  con passione alla conoscenza e alla protezione della sua cattedrale.

Recentemente, in un articolo pubblicato su questo giornale, si fa riferimento ai disegni del prof. Bartolomeo Martino e, in particolare, a quella tavola che raffigura il prospetto del Duomo sminuendone l’importanza e definendo quella rappresentazione semplicemente infondata.

L’autore dell’articolo, preso atto che le ricerche archeologiche non hanno dimostrato l’esistenza di gradinate addossate al prospetto della chiesa, conclude sostenendo che i disegni in questione sono infondati e che nei primi secoli la piazza e la chiesa fossero collegate da “un declivio naturale”, una specie di sciddicaluoru.

La curiosità mi ha indotto a verificare quelle argomentazioni e mi sono imbattuto, senza difficoltà, in un interessante articolo pubblicato su questo giornale da Giuseppe Forte il 26/2/2013 (http://www.qualecefalu.it/node/1793che invito tutti a leggere. In quella pubblicazione Forte descrive il profilo del prof. Bartolomeo (Bartolo) Martino in modo dettagliato e completo, ne evidenzia la levatura culturale e professionale e riproduce le 10 tavole dei bellissimi  disegni del maestro sulla cattedrale e alcuni  dei suoi dipinti.

I due maestri del disegno, Paolo Consiglio e Bartolomeo Martino, insegnavano nell’allora Scuola d’Arte. Il primo insegnava disegno Ornato mentre il Martino disegno Geometrico e Architettonico.

I magnifici disegni di Martino si presentano come studi di ricerca architettonica sull’edificio normanno, uno dei quali ipotizza quello che poteva essere il  naturale raccordo prospettico della chiesa con la piazza. L’insieme della chiesa e della piazza, nel Rinascimento era stata impreziosito da una fontana, poi maldestramente distrutta.

Il maestro nel suo disegno elabora l’unica soluzione  architettonica possibile, a suo parere, per ricostituire la struttura unitaria dell’insieme  piazza-chiesa. In altre parole, egli svolge una ricerca progettuale ipotizzando l’originario raccordo della chiesa con la piazza cancellando le inutili e insensate sovrastrutture che ne alterano l’armonia  e delle quali ormai è assodata la destinazione cimiteriale legata a esigenze contingenti di epoche successive alla fondazione.

A ben vedere, la portata antiestetica del “turniali” si riflette perfino  nelle riproduzioni, fotografiche, pittoriche e grafiche del prospetto del Duomo di Cefalù. E’ facile costatare infatti nelle opere  degli artisti, del presente e del passato, la ricerca costante di inquadrature che evitino, il più possibile, quella mostruosità che si frappone alla vista e che costituisce un grosso ostacolo nella composizione grafica.

In quanto alle ricerche archeologiche che non avrebbero confermato la rappresentazione ipotizzata nel disegno di Martino, bisogna fare alcune precisazioni.

Quelle condotte nel 1960 riguardarono la zona del sagrato più lontana dal prospetto della chiesa dove fu accertata l’esistenza di una zona cimiteriale sistemata a loculi alla quale si accedeva da una botola posta nei pressi del cancello finto del lato Nord.

Le ricerche degli anni ’80, dirette dall’archeologo A. Tullio, sono descritte dettagliatamente nel resoconto e nella mappatura dei saggi pubblicato a cura della Regione Siciliana, e dallo stesso sottoscritto [1]. L’archeologo descrive i cinque saggi di scavo da lui diretti di cui, tre davanti al prospetto della chiesa, uno dentro la stessa e l’altro dietro la Protesis.

I saggi effettuati davanti al prospetto della chiesa furono tre: il saggio numerato con la sigla n.1 e il saggio n.1 bis, posizionati vicino alla torre Sud e quello segnato col n.5, posizionato davanti alla torre Nord. La relazione dell’archeologo segue gli otto livelli di stratificazione ritrovati di cui soltanto i primi quattro, quelli più recenti, appartenenti all’epoca medievale.

 

In particolare Il saggio 1bis è quello in cui, al VII strato, è emerso un “ un basalto stradale … si notano alcuni solchi procurati dal passaggio dei carri … Il tipo di pavimentazione trova riscontro in numerose città romane”.  Nello stesso saggio, tra le altre cose l’archeologo riferisce  che davanti alla torre  Sud  fu  ritrovato un tratto di muro che indica con la sigla “Muro A”. Egli evidenzia che Il tratto di muro, appoggiato alla fronte della torre, si sviluppa verso la piazza. E’ impostato a livello di roccia ed è conservato per un’altezza complessiva di oltre 3 m.  L’archeologo sottolinea anche che “Il muro A”, sorto evidentemente dopo la torre… trova un prezioso riscontro in quello messo in luce con il saggi 5” ( davanti all’altra torre). E conclude: “esso, a nostro avviso, documenta un precedente limite del turniali originariamente più ristretto”. [2]

L’autore dell’articolo, basandosi sul fatto che nei saggi non sono stati trovati resti di gradinate, conclude categoricamente che siano infondate le soluzioni  illustrate da Martino e anzi pretende di aver trovato conferma di ciò nel “muro A” ritenuto punto di partenza di un ”turniali”, sia pure di dimensioni ridotte.  Supposizione avanzata anche da A. Tullio.

Al contrario, l’esistenza del  “muro A” e delle tombe ritrovate nei saggi 1, 1bis e 5 (quelli accanto e davanti alle torri) nulla confermano e nulla smentiscono in merito al sagrato della chiesa.

A quei muri infatti possono innestarsi benissimo diverse soluzioni: spiazzi, gradinate o anche “sciddicaluora”. E quindi anche la soluzione proposta dal maestro Bartolomeo Martino. Colpisce poi il particolare che la larghezza dell’ipotetico piccolo “turniali” coincida, quasi, con quella della gradinata disegnata da Martino.

I disegni di Martino si collocano, in effetti, ad un altro livello culturale. Quel disegno del prospetto del Duomo costituisce la ricerca della originaria armonia tra chiesa e piazza. La ricerca della reciprocità funzionale tra le due strutture che le rende appropriate e insostituibili.

   

Si tratta di quella originaria armonia che traspare anche nella rappresentazione grafica del Passafiume,(presente in diversi articoli di questo giornale). Questi, pur riportando le modifiche apportate dal vescovo mons. Preconio (1578-1587) conserva  nella forma perfetta della piazza e nell’articolato della scalinata in tre gradoni il legame armonioso dell’insieme.

Sarebbe davvero interessante confrontare in una mostra le forme e i progetti con cui si è sviluppata nel tempo la rappresentazione grafica del complesso di  piazza Duomo in Cefalù. Un complesso monumentale rimasto incompleto e perciò maldestramente deturpato nel tempo fino a snaturane in alcuni elementi l’originario progetto.

In conclusione si può affermare che la pretesa di definire infondata la rappresentazione del prospetto della cattedrale del prof. Bartolomeo Martino risulta per niente pertinente. Dovendo provvedere alla manutenzione del monumento è a suo modo legittima la scelta di mantenere attualmente lo status quo, quello che non appare accettabile è la denigrazione di eminenti personalità per giustificare un cantiere.

                                                                              Francesco Agostaro   

 

[1] N. BONACASA, A. TULLIO e altri, La basilica Cattedrale di Cefalù. Materiali per la conoscenza storica e il restauro. La ricerca archeologica. Preesistenze e materiali reimpiegati, Vol. 3, Epos  editrice, Palermo 1985.

[2] A. Tullio, ibid. p.22-23.

Commenti

Egregio dottor Agostaro,

ho letto con interesse il suo intervento, che trovo svolto con una invidiabile conoscenza dell'architettura e della storia della nostra Cattedrale. Le confesso che da tempo insisto, parlando con amici, nel dire che la scalinata si muoveva dalla Porta dei Re, dirigendosi direttamente sulla piazza, che allora era posta a un livello superiore e non era stata ristretta dall'edificio abusivo e non del XVI secolo, che da una posizione centrale rispetto alla piazza si trova adesso posta di sbieco, come chiunque può vedere guardando dall'alto dell'attuale scala. 

Non insisto con altre osservazioni, anche perché mi premeva soltanto ringraziarLa per il suo erudito intervento.

Molto interessante. La visione slanciata della cattedrale sarebbe stata sicuramente favorita dalla soluzione proposta dal prof. Martino. Esempi simili nelle cattedrali normanne ne abbiamo peraltro ad Amalfi o in quella di Agrigento. Purtroppo però gioca il fatto che la nostra rimase incompleta dopo la morte di Ruggero e chissà quando e come fu risolta la questione

La domanda  appropriata non è come fu risolta allora la questione del collegamento piazza cattedrale, ma come dovrebbe essere risolta oggi. Ci si dovrebbe chiedere come si dovrebbe intervenire per rispristinare il collegamento architettonico tra la piazza e la chiesa. Certo per realizzare grandi  progetti c'è bisogno di grandi uomini. I pusilli possono solo imbellettare, riparare, rifare nuova una cosa obsoleta anche se insignificante e di nessun valore, come le statue ( vere pisantuna) che fanno da ornamento ai pilastri che sorreggono l'inferriata.  Si può rifare nuova una cosa vecchia, ma non per questo diventa oggetto d'arte o monumento architettonico.