Urbanità e doveri dei cittadini di una stazione di soggiorno

Ritratto di Salvatore Culotta

15 Giugno 2013, 16:58 - Salvatore Culotta   [suoi interventi e commenti]

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In una pubblicazione di un tal F. Stroppa si enunciano dei princìpi cui dovrebbero attenersi gli abitanti di un paese turistico, princìpi condivisibili ma che peccano in un sol punto  e cioè essere rivolti ai soli residenti di un paese turistico, nell’illusione che il “turista”, il “forestiero”, sia diverso e, per certi tratti, migliore. Concezione, quest’ultima, che si rivela sempre più sbagliata, almeno per quanto riguarda certi turisti che si vedono in giro, e quindi si può dire oggi che le stesse regole cui dovrebbero attenersi i cittadini valgono in ugual misura per i visitatori. Inoltre, è evidente nella concezione dell’autore il presupposto che “l’Autorità”, “l’Amministrazione” sia considerata esente da difetti o errori.   Altra cosa interessante, e che val la pena di sottolineare, è che lo scritto è concepito per essere divulgato, anzi direi insegnato nelle scuole, suggerimento di cui dovrebbero far tesoro le scuole, considerato che per le persone in maggiore età non si può ormai sperare in una ri-educazione.

 

Urbanità e doveri dei cittadini di una stazione di soggiorno

Per le scuole elementari e post-elementari

“L'urbanità per i cittadini di una stazione di soggiorno è indispensabile: è la base dell'ospitalità che la stazione di soggiorno per la sua funzione deve largamente esercitare. All'urbanità di tutti i cittadini è affidato il decoro, il buon nome e la riputazione della propria stazione, perché essa deter­mina il rispetto e la fiducia negli ospiti. Gli ospiti non dicono “nella tale città il tale cittadino è inurbano o maleducato”, ma dicono “nella tale città non c'è urbanità ed educazione”, purtroppo anche se un solo cittadino è stato inurbano e maleducato. L'urbanità investe quindi gli interessi superiori di tutta la stazione, di tutti i cittadini e anche di tutta la Nazione, perche il forestiero spesso giudica dell'educazione dell'intiero popolo, dell'intiera Nazione, dall'educazione dei cittadini della località dove soggiorna…

E’ quindi necessario

“…Fare della propaganda pedagogica in materia ; instillare nella gioventù i sani principi dell'urbanità, dell'educazione e della correttezza esteriore  - principi che onorano i popoli e costituiscono la base di ogni grande civile progresso, specie nelle città stazioni di soggiorno che per tradizioni e qualità eccezio­nali hanno possibilità di aspirare alle clientele internazionali - è risolvere una questione non soltanto di decoro civico, ma anche di decoro nazionale, perché è elevare la città e la Nazione a maggiore dignità e senso di vita civile. L'urbanità concorre anche ad eliminare grandi lamentate piaghe nazionali, quali il vandalismo, l'accattonaggio, la man­canza di rispetto per le opere pubbliche, la poca cura della nettezza urbana e privata, la mancanza di disciplina civica, etc. E' opportuno quindi che in tutte le scuole elementari e post-elementari per i fanciulli d'ambo i sessi delle nostre stazioni di soggiorno venga impartito anche l'insegnamento della materia « Urbanità e doveri dei cittadini di una stazione di sog­giorno“, materia cui deve essere data la massima importanza, e che deve comprendere anche l'insegnamento dei Regolamenti locali di Polizia urbana e di Igiene. “…L'urbanità vieta anche di arrecare danni alle cose: dete­riorare e lordare pubblici e privati edifici, monumenti, chiese, etc.; raccogliere fiori nei pubblici giardini; rovinare aiuole, via­li, alberi, piante etc.; deteriorare lampadine elettriche, cancella­te, balaustre di passeggiate, cartelli indicatori, quadri di affis­sione; strappare o sconciare manifesti, scritte, etc.

…Urbanità vuol dire affabilità, non servilità; vuol dire seria e dignitosa cortesia, non schiavitù, non  vassallaggio.

…Nelle stazioni di soggiorno frequenti sono le radunate, i convegni patriottici e sportivi, i cortei, i congressi, etc. An­che in queste occasioni il buon cittadino deve dare prova di squisita educazione e di serietà, non compiendo atti che possano recare molestia al prossimo — nelle stazioni di soggiorno vi è chi è ammalato o desideroso di quiete e riposo — quali il vo­ciare, il cantare a voce eccessivamente alta, il suonare strumenti musicali rumorosi, il lanciare bombe, il fare scoppiare mortaretti.

“Nettezza, Pulizia delle abitazioni, Strade, Piazze, Etc. — Sono indispensabili in una stazione di sog­giorno.

Nella città come nelle abitazioni deve essere mantenuta la nettezza più scrupolosa e il più severo ordine senza rilassamenti o parentesi. Tutte le abitazioni, strade, piazze, etc. debbono essere uno specchio. Acqua e scopa, calce e disinfettanti senza risparmio dovunque e sempre, e ciò per offrire ai forestieri quegli elementari conforti igienici indispensabili perché essi possano soggior­nare nella stazione. Senza una scrupolosa nettezza e pulizia delle abitazioni, delle strade, etc. non si può valorizzare nessun cospicuo patri­monio idro-climatico, e a nulla servono le altre geniali risorse della ospitalità moderna: il forestiero in località e in abitazioni sudicie non vuole abitare e se ne va, ben risoluto a mai più tornare. Nessun centro urbano, specie di colonia, può procedere ga­gliardamente verso un florido avvenire, se in esso la vita non si svolge nelle migliori condizioni d'ambiente per ciò che ri­flette il conforto estetico, materiale e spirituale. Il primo ele­mento del conforto estetico, materiale e spirituale è la nettezza, la pulizia del centro urbano e delle abitazioni. Di qui il dovere che le norme dei Regolamenti di nettezza urbana, d'igiene e di polizia urbana sieno da tutti scrupolosa­mente osservate. Di qui anche l'importanza che ogni cittadino deve attribui­re alla sistemazione igienico-sanitaria della propria città e della propria abitazione.”

“…Il forestiero non va ritenuto un contribuente inerme, un li­mone da spremere, una persona che sia lecito estorcere, salassa­re a piacimento; ma un collaboratore, un amico: non si deve quindi mai pretendere da lui più di quello che onestamente è lecito pretendere. Chi estorce il forestiero, chi pretende da lui più dell'onesto, fa il male di tutti, perché allontana il forestiero e discredita la propria stazione, facendo perdere a tutti i propri concittadini i clienti che sono necessari per vivere a gran parte della cittadi­nanza.”

Piuttosto opinabile è lo stralcio seguente, in cui si presuppone che tutti i cittadini traggono in ugual misura utili dal turismo:

“…Per i cittadini di una stazione di soggiorno i tributi debbono essere naturalmente maggiori di quelli degli altri centri, perché maggiori sono le esigenze dell'ambiente, maggiori gli utili che dall'ambiente si ritraggono, maggiori infine le comodità e le soddisfazioni che l'ambiente offre. Sono anzitutto i cittadini quelli che traggono in più larga misura i benefici delle comodità della propria stazione di sog­giorno (giardini, passeggiate, servizi pubblici perfezionatissimi, divertimenti, tenore più alto di vita, etc).

… è dovere di ogni cittadino di deferire, senza riguar­di e false pietà, all'Autorità coloro che compiono atti vandalici di qualsiasi natura. La lotta contro il vandalismo che disonora l'intiero Paese e tutta la città, va condotta energicamente e senza posa da tutti i cittadini, i quali debbono coadiuvare le Autorità a reprimerlo, che il vandalismo costituisce un vero sconcio fra gente civile e vieta qualsiasi progresso, sviluppo e incremento della propria stazione di soggiorno.

…Il vecchio e incivile concetto: l'ufficio pubblico coi rela­tivi arredi e suppellettili è di tutti quindi di nessuno, va ban­dito; l'ufficio pubblico è di tutti, nessuno escluso, quindi tutti lo devono gelosamente custodire, come si custodisce un proprio bene.

…Il culto dei monumenti, delle opere d’arte, i musei, delle chiese, del paesaggio, etc.. — particolare importanza nelle stazioni di soggiorno assumono i monumenti, le opere d'arte, i musei, le chiese, il paesaggio, il decoro, l'estetica cittadina ,etc. I monumenti e le opere d'arte in genere, sono sempre visitate dai forestieri, sui quali, è noto, esercitano speciale attrat­tiva, richiamo e singolare suggestione. È naturale che essi sieno conservati nel loro intiero valore, come nel loro aspetto storico ed estetico. Va ricordato che la civiltà di un popolo si misura dal culto verso i monumenti, le opere d'arte e i musei, e che i monumenti, le opere d'arte e i musei contribuiscono alla maggiore rinoman­za della stazione stessa.”

Questo piccolo ultimo paragrafo va confrontato (per andare alle cose locali) con le situazioni di Porta Ossuna, di p.za Duomo, del Bastione, della scogliera, di S. Maria fuori le mura, di v. Misuraca e così via per tante strade e angoli vari.

Angherie, Soprusi, Soprapprezzi. — Sono nefasti per la stazione di soggiorno. Nessuno deve pretendere dal fo­restiero più di quanto è onesto, è stabilito e gli compete. Chi pretende di più del prescritto, chi altera le tariffe e i prezzi, deve essere severamente punito; egli fa il male di tutti, provocando il giusto risentimento dei clienti. Il cliente disgustato lascia la stazione di soggiorno e non vi fa più ritorno, perché è umano che non si ritorni dove si è stati vessati o maltrattati.Il buon cittadino in questa delicata materia deve sempre ri­cordare che non tutti i forestieri che frequentano la stazione di soggiorno sono ricconi. La maggior parte di essi è costituita da gente che non vive di rendita, ma del proprio lavoro, e che viene nella nostra città per guarire o riposarsi o ricrearsi, onde potere lavorare poi con lena maggiore. Ora, estorcere simile gente non è onesto. Onestà nei prezzi, intensificazione della produzione, acqui­sti dei generi nei centri di produzione per evitare soprapprezzi di trasporto e doppi dazi, eliminazione delle merci di grande lusso e di produzione non nazionale, moralità commerciale, acquisti in comune, etc., sono le norme che il buon cittadino deve seguire costantemente.

…Le stazioni di soggiorno rubano i lavoratori all'agricoltura, specie dei dintorni delle stazioni, con conseguente accrescimento sproporzionato della popolazione agglomerata, aggravamento della disoccupazione e dell'accattonaggio, e abbandono dei din­torni delle stazioni. I buoni cittadini debbono ricordare che la stazione di sog­giorno non è la mecca, l'eldorado-, dove tutti facciano fortuna, e che anzi nella stazione la vita spesso è più dura e più difficile che nel contado e altrove, perché costa molto di più e le esigenze sono maggiori. È dovere quindi di tutti combattere nel limite del possibile l'urbanesimo, pericolo igienico, finanziario, economico della sta­zione di soggiorno. Si deve ricordare che l'urbanesimo così esiziale, si combat­te coi buoni contratti di lavoro, con le case ampie, comode, igieniche per i contadini, con l'industrializzazione della agricoltura, con la bonifica agraria, col rendere il contado confortevole e possibilmente ridente con luce elettrica, acqua potabile, buone strade, col diminuire l'isolamento della campagna e alleggerirne le durezze, coll'estendere i servizi pubblici urbani e specialmente con le scuole, dove si apprendono appunto le tristi conseguenze di esso. II buon cittadino non permetta che, attratti da lucro, i figlioli disertino le scuole anzitempo, e ciò nell'interesse della stessa stazione di soggiorno: crea degli spostati che sono poi di peso agli altri.”

Il volumetto da cui sono stati stralciati i precedenti brani è stato pubblicato nel 1926, le immagini ( non esaustive) sono attuali, se ne deduce quindi che 87 anni non sono bastati per imparare qualcosa, e che F. Stroppa ha scritto un libro inutile, al pari, forse, di questa rivisitazione.

F. Stroppa – Urbanità e doveri dei cittadini di una stazione di soggiorno – Per le scuole elementari e post-elementari.  - Ed. La Tipografia G. Gandolfi . Sanremo 1926

Commenti

Intorno agli anni '70 del secolo scorso, la disciplina della geografia del turismo avvertì il bisogno definire il "turismo culturale".

E' un po' come per l'Urbanistica che, qualcuno sostiene, non del tutto a torto, sia sorta come disciplina codificata quando il cosiddetto "mondo occidentale" dovette constatare la sua incapacità di costruire e far crescere le città in funzione degli effettivi e naturali bisogni dei loro abitatori.

Nessuno, infatti, agli albori del turismo "romantico" avvertiva la necessità di usare accanto alla parola "Turismo" la parola "culturale", perchè allora non poteva riconoscersi altro che un'intrinseca istanza di conoscenza e di arricchimento intellettuale alla decisione di muoversi dalle confortevoli residenze della mittel-Europa per affrontare viaggi disagiati su carrozze pseudo-molleggiate, su bastimenti barcollanti, o, nel migliore dei casi, e per pochi tratti, su treni affumicati e affumicanti, rischiando incontri poco simpatici con lupi, cinghiali e briganti, e tutto questo al solo scopo di visitare, per esempio, gli scavi di Pompei, i templi di Agrigento, la cima dell'Etna.

Anzi, come altro poteva intendersi il turismo se non come atto, di per sé, di espressione culturale purissima e, come tale, appagante, anche a precindere dall'effettivo raggiungimento della meta, così come il corteggiamento può essere più appagante della stessa conquista?

E un'espressione culturale autentica da cos'altro può nascere se non da una combinazione virtuosa e ben dosata di Etica ed Estetica?

Bene, daccordo, dirà qualcuno, ma cosa ci azzeccano questi riferimenti aulici con la crudezza delle immagini che ci mostra Salvatore Culotta?

Proviamo a riflettere: quando c'erano gli spazzini (qualcuno li ricorda?) con il berretto di foggia militare, la "gabanella" grigia e il bidone di lamierino zincato montato sul carrellino a mano, l'etica e l'estetica  si combinavano anche nello svolgimento delle attività più umili.

Lo stesso passaggio del carrellino era un monito, un'invito a prendere coscienza del comune interesse della comunità a vivere nel decoro e nella pulizia, che poi altri non è che l'approccio basilare, il primo gradino di un'affermazione civile.

Oggi ci sono gli operatori ecologici e ... non occorre che vada avanti per arrivare a troppo facili conclusioni.

Non a caso la sporcizia di strade e spiagge è la prima notazione negativa che i turisti lamentano di Cefalù nelle risposte ai questionari.

Le altre sono gli alti costi di (alcuni) bar e ristoranti, lo scarso rispetto delle regole del traffico (v. motorini sfreccianti su Corso Ruggiero), ecc.

Negli ultimi anni si è voluto recuperare quantomeno un'attenzione all'etica del turismo, e non per una semplice pulsione ideale, ma per riconquistare dignità e credibilità ad un settore che è tra i massimi produttori di reddito nell'economia globale e che, senza l'affermazione di regole e comportamenti etici condivisi, rischia di trasformarsi in una selvaggia guerra globale tra turisti (vandali devastatori ) e residenti (briganti estortori).

Si sono sempre più affermati, perciò, i principi di "turismo sostenibile", "turismo responsabile", "eco-turismo" ecc.,

Nel 2012 ho lavorato, per qualche mese, ad una bozza di "carta etica" del turismo per la Regione. 

Era stata fissata, anche, la data di una conferenza del "terzo settore", prevalentemente rappresentato dalle Pro-Loco, che avrebbe dovuto svolgersi al Convento di San Domenico.

Poi alcuni accadimenti e la constatazione che il Dipartimento Regionale era "preso" da altri impegni, hanno fatto saltare il tutto.

Se ne potrebbe riparlare e riproporre l'iniziativa in sede locale con l'intento, eventualmente, di esportarla ad altre realtà.

Il documento che Salvatore Culotta ha trovato, in questo senso, costituisce un formidabile punto di riferimento, a conferma dell'assunto che, per incidere nella realtà presente, occorre parlare moderno, ma pensare antico, o, quantomeno, saper assumere dal passato tutti quelle forme di comportamento e di uso del territorio e della città che hanno fatto un tempo conquistare, a noi Italiani, noi Siciliani, noi Cefaludesi, posizioni di primato culturale assoluto in campo culturale.

Proporrei un incontro per la prima decade di luglio, ove possibile al Mandralisca.