ATO, acronimo di Ambito Territoriale Ottimale

Ritratto di Saro Di Paola

11 Febbraio 2024, 08:16 - Saro Di Paola   [suoi interventi e commenti]

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ATO è acronimo di Ambito Territoriale Ottimale.
Il Legislatore lo istituì per ottimizzare, cioè per rendere i migliori possibili, il servizio idrico integrato e quello di raccolta e di smaltimento dei rifiuti in ambiti territoriali, cioè in porzioni del territorio nazionale.
La teleologia del Legislatore era chiarissima e nobilissima.
In nomine omen.

Nel settore idrico, Cefalù era un ATO.
A renderla Ambito Territoriale Ottimale era stata, prima, Madre Natura, che ab origine l’ha dotata di un inesauribile fiume d'acqua sotterraneo che le sgorga dentro e che, però, per le sue caratteristiche chimiche non era idonea al consumo umano.
E, dopo, nel 2005, la Politica, che, per averla dotata di un potabilizzatore, era riuscita ad immettere acqua potabile nel suo acquedotto civico.

Col potabilizzatore, Cefalù era divenuta ATO IDRICO, come Collesano, Geraci e Scillato, Comuni vicini e nell’ambito della stessa Provincia, con i quali Madre Natura è stata più generosa, e che, senza potabilizzatore, sono ATO IDRICO come concepito dal Legislatore nella Legge n° 36 del 5 gennaio 1994.

Dopo aver concepito gli ATO, il Legislatore avrebbe avuto il dovere di concepire una Legge quadro per finanziare il rifacimento delle reti acquedottistiche locali, generalmente, colabrodo perché, generalmente, realizzate nell’immediato dopo guerra.
                                                                         
Così come, dopo aver realizzato il potabilizzatore a Cefalù, la Politica cittadina, avrebbe avuto il dovere di tenerselo ben stretto.
                                                                         
Ed, invece, né l’uno e, neanche, l’altro.
Il Legislatore, dopo trenta anni,  la legge quadro non l’ha, neanche, pensata.
La politica cittadina, sin dall’entrata in funzione del potabilizzatore, cominciò ad osteggiarlo.
Prima, dando vita ad una battaglia col suo gestore, che lo aveva realizzato in projet financing e lo aveva messo in esercizio senza avere ottenuto quella che venne definita la certificazione sanitaria del potabilizzatore.
Una battaglia che il tempo dimostrò tanto infondata quanto strumentale.
Dopo, ingaggiando col gestore medesimo il più conflittuale dei rapporti pubblico-privati che la storia amministrativa di Cefalù ha, mai, registrato.
Una conflittualità, che finì per avere la più ineluttabile delle conseguenze nella chiusura del potabilizzatore.

Alle ore 10,00 del 12 agosto 2017, dopo 12 anni ed un mese esatto dalla sua inaugurazione, www.qualecefalù.it/node/21085 , Cefalù fece un passo indietro di 40 anni, quanti ne erano passati dagli anni settanta, quando, per soddisfare il fabbisogno idrico, sempre crescente, del suo territorio, era stata immessa nel civico acquedotto l’acqua di Prissuliana.

Un passo indietro, che si sarebbe dovuto evitare e che, con tutta probabilità, si sarebbe potuto evitare.
                                                             
Sarebbe bastato, con tutta probabilità, che il Comune ed il Gestore del potabilizzatore, dopo aver riconosciuto la causa della esosità, per il Comune, della bolletta della potabilizzazione nella eccessività delle perdite sotterranee della rete idrica, e non, piuttosto nel costo di 0,47 euro al mc di acqua potabilizzata, avessero esteso il loro rapporto di partneriato, alla gestione della rete idrica, mirata al suo graduale e progressivo rifacimento.
Quello di cui il Legislatore si era scordato.

Se la politica cittadina si fosse resa conto che, col potabilizzatore, Cefalù era divenuta ATO IDRICO non avrebbe puntato all’adesione all’ ATO IDRICO di Palermo, per la quale, certamente, galeotta è stata la voglia di scrollarsi, finalmente, della gestione del Servizio Idrico Integrato.
Un ATO, quello oggi gestito da AMAP,  che per la eterogeneità della qualità dell’acqua delle sue fonti di approvvigionamento e per la differenza delle distanze dei recapiti finali dalle fonti medesime, ATO NON E’.

Se di tutto ciò la politica cittadina si fosse resa conto, Cefalù nel 2024, non si sarebbe ritrovata senza potabilizzatore, pur avendolo in casa monumentum ai limiti della politica,  e con le bollette pazze che AMAP ha emesso, e continua ad emettere, agli utenti cefaludesi.

Saro Di Paola, 11 febbraio 2024
 

Commenti

posso solamente aggiungere che l'ATI, non ha potuto partecipare, in quanto non poteva sostituirsi al comune, perché non aveva ancora aderito all'AMAP - se non ricordo male - a ben DUE fondi istituiti qualche anno fa, dall'ARERA proprio perché i comuni, che ne avessero fatto richiesta, avrebbero potuto rifare la propria rete idrica attingendo o al primo fondo o a quello successivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Chissà quando sarà data possibilità all'Amap di rifare la rete. Intanto, ci sono 47 milioni di Euro per la costruzione di un nuovo potabilizzatore ENTRO (?) il 2026. A questi soldi, se ne dovrebbero aggiungere altri dal PNRR. Ma nel contempo, non si potrebbe "dissalare" l'acqua"? Come? All'Amap il compito di trovare la soluzione dopo che, magari, i cifalutani iniziassero a mettere in diffida la società dall'immettere acqua salmastra in rete