Gaetano Messina, pittore Acquariano spiritualista

Ritratto di Giuseppe Forte

13 Novembre 2013, 09:25 - Giuseppe Forte   [suoi interventi e commenti]

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Gaetano Messina , pittore Acquariano spiritualista

Artista delle avanguardie della fantasia

 

 

Cosa è la pittura per l'artista Gaetano Messina? Come egli stesso risponde, nella serena conversazione avuta il 7 novembre 2013, E' un mezzo per esprimere l'Archetipo della bellezza, il vero e il buono che c'è nel cosmo e in ogni uomo in particolare.

D. Quali sono state le prime opere che ti hanno fatto capire che l'arte avrebbe avuto il primo posto nella tua vita?

R. Nel lontano 1953, appena adolescente, ho eseguito un volto di S.Antonio e un Ecce Homo.  Il decoratore Peppino Di Francesca, chiamato da Cefalù per decorare l'appartamento di famiglia a Campofelice di Roccella, vedendo questi lavori rimase sbalordito e disse ai miei genitori di iscrivermi alla Scuola d'Arte perchè quella era la mia strada.

Immagine cortesemente fornita da ARKE'- Archivio Fotografico cefaludese - www.arkefa.it  

D. Quando sono iniziati i tuoi studi a Cefalù e di quali insegnanti hai un buon ricordo?

R. Ho iniziato a frequentare la Scuola d'Arte nel 1955 e non potrò mai dimenticare gli insegnamenti e i suggerimenti preziosi dei docenti Bartolo Martino, maestro del disegno tridimensionale e Nenè Flaccomio, maestro nelle tarsie soprattutto di quelle dove utilizzava un sottilissimo filo di impiallacciatura, a mò di disegno, per creare composizioni senza tempo, vedi l'Annunciazione.

D. Dove hai completato gli studi artistici?

R. Presso l'Istituto Statale d'Arte di Palermo nel 1963 e all'Accademia des Beaux Arts di Parigi nel 1965 dove ho frequentato il corso di litografia e ho conosciuto la nipote del famoso pittore Francois Millet con la quale avrò una straordinaria storia di amicizia e di amore fino al 1969.

D. A quando risale la tua prima esperienza lavorativa?

R. Nel 1966 presto la mia opera come collaboratore con architetti francesi nella qualità di creatore di plastici di agglomerati urbani parigini e incomincio a frequentare i salotti des Champs Elysees. Nel 1967 lavoro come vetrinista per la "Belle Jardiniere" e incomincio a scambiare il mio  portafoglio di idee con designer internazionali alle Galerie "Lafayette" et "Printemps" de Paris e l'anno successivo incomincio a collaborare con la "Mantovani – fotoromanzi" come attore, a illustrare cataloghi di vini francesi e ad esporre in mostre collettive.

D. Quando hai iniziato a dipingere sulla seta?

R. Nel 1966 ho appreso la tecnica, frequentando gli studi di pittori ungheresi e ucraini. Numerose le sete che ho dipinto, basti pensare a 3000 pezzi realizzati per Cristian Dior al fine di creare "trompe l'oeil " per le vetrine internazionali dove venivano esposti prodotti di profumi. Nel 1968, oltre a dipingere, facevo anche l'osservatore di sala presso l'Hotel Hilthon di Parigi. Nel 1969 ho incominciato a decorare tessuti e accessori di alta moda e arredamento fino a dipingere nel 1970 sete pregiate di Lione, Como, Venezia, a illustrare libri e cataloghi e a decorare stand e piazze con temi floreali. Incominciano ad arrivare i primi successi e la stampa internazionale si occupa del mio lavoro con note giornalistiche e critiche lusinghiere. Riesco a vendere diverse pitture ad una casa d'aste internazionale e utilizzo l'incasso dando inizio ai lavori per la costruzione della mia abitazione che chiamerò "la casa dell'ulivo blu", in Contrada Calzata a Campofelice di Roccella, dove a tutt'oggi risiedo.  

D. Facevi parte di qualche associazione o sindacato?

R. Nel 1967 mi sono iscritto all'Associazione Droit Artistiques Graphistes et Publicitè.

Il 14 febbraio 1969 (nel giorno di S. Valentino), purtroppo, un intervento al rene mi costringerà a lasciare Parigi per raggiungere Nizza dove trascorrerò un lungo periodo di convalescenza.

Sulla Costa Azzurra, a Mougins (Grasse) ho incontrato il grande artista spagnolo Picasso in un negozio dove si riforniva di argilla per le sue prestigiose opere di ceramica.

D. Quando sei rientrato in Italia?

R. Nel 1971 organizzando una mostra a Palermo.  Da  Reggio  Calabria nelle "Acque dello Stretto", una mostra a Scilla e poi, nel 1972, a Taormina dove durante la serata di Gala del XVIII Festival Del Cinema Internazionale mi viene attribuito il "Premio Stampa d'Onore" in una manifestazione indimenticabile e irripetibile dove tutti gli invitati sventolano il poster del Ponte sullo Stretto da me eseguito.

Nel 1973 espongo a Trapani e in altre città italiane diffondendo una edizione speciale dal titolo: "L'uomo Orient – Express" e con la stessa tematica mi presento a Parigi, San Felice Circeo, Thiene e Torino. Nel 1975 espongo le mie sete a Cefalù, Portofino e Montecarlo e accolto in salotti, discoteche, arene e piano bar mi esibisco in performances per diffondere "l'Arte che s'invera nella danza" per riapprodare a Parigi dopo il successo de l’Hotel Meridien di Porte Maillot , per un'altra mostra dal titolo "Il portatore d'acqua". Nel 1976 espongo in Piemonte e, a Torino, conquisto il pubblico con la solarità dei miei colori.

D. E cosa ricordi dei francobolli proposti all'Onu e All'Unicef nel 1977 e dell'esperienza del Casinò di S.Vincent dell'anno successivo  a cui tanti giornali nazionali  diedero ampio spazio?

R.  Per l'Anno Internazionale del Bambino ho promosso quindici francobolli con la stilizzazione dei simboli, di  immagini significative e con i colori delle bandiere, in un grande gioco fantastico, dei rispettivi Paesi che sono: Pakistan, Israele, Giappone, Formosa, Giamaica, Repubblica Centro Africana, Grecia, India, Vietnam del Sud, Ungheria, Ceccoslovacchia, Italia, Polonia, Francia e Svezia. Tutti i disegni, che sono stati stampati anche su cartoline proposte all'UNICEF, hanno ricevuto apprezzamento e interesse particolarmente dal Giappone, dalla Svezia e dalle Nazioni Unite e tutti i gionali nazionali e internazionali ne hanno riportato la notizia ampiamente. Solo il governo ungherese ha scritto all'UNICEF proibendo l'utilizzazione della cartolina e l'UNICEF ha informato me. Io, convinto che, col gioco della raccolta e dello scambio di francobolli, i bambini di tutto il mondo potessero sentirsi più vicini, non solo ho continuato a diffondere i quindici simboli (forte anche dell'appoggio di Waldheim, segretario dell'ONU), ma ho anche stampato e distribuito a mie spese posters e cartelle serigrafiche, perchè convinto che bisogna abbattere ostacoli, barriere e  frontiere atte a separare.

Per quanto riguarda il Casinò di San Vincent ho esordito a livello internazionale dirigendo i lavori per decorare il salone delle feste del galà più lungo dell'anno "Gran Galà Europa '79", incominciando così a realizzare programmi radiofonici e televisivi in emittenti privati per passare poi alla RAI – TV, ricevendo numerosi riconoscimenti dalla Francia, dalla Svizzera,  dalla Grecia, mentre dall'Italia arriva il "Premio Montecitorio" che ricevo dal Presidente della Corte Costituzionale.

D. E delle tue esperienze maturate in India e poi in Australia cosa ricordi?

R. Nel 1980 faccio un viaggio nell'India del Sud, a Bombay, Poona , Goa ed altre città per riflettere sulla condizione umana e sulla saggezza orientale. L'anno successivo raggiungo l'Australia e faccio conoscere i miei diorami nei salotti bene  per poi abbellire i saloni del Convegno Internazionale della S.T. A. di Perth e visito Canberra e Melbourne. Una mostra a Sydney mi fa raggiungere vette di successo insperate ma allo stesso tempo il governo australiano, con mio profondo rammarico, mi invita a ritornare in Italia al fine di regolarizzare la mia posizione di immigrato. Lascio tutta la mia produzione  in Australia, che mi aveva accolto come un figlio, con la speranza di ritornarvi presto ma le Autorità non mi daranno più il visto e non mi consentiranno più di recuperare il materiale artistico ivi lasciato.

D. Ritornato in Italia cosa organizzi?

R. Organizzo il concorso di bellezza nazionale "Seno Estate 1983" nella bellisima spiaggia di Campofelice di Roccella, partecipo alla seconda edizione del "Premio Efebo dal cuore azzurro" e a incontri "Estate '84", pubblico un manifesto sulla celebrazione Ars Ludens e Parusia dei colori, illustro alcune copertine per l'anno internazionale dell'Albero organizzato dalla Società Teosofica di Australia, di cui faccio parte dal 1981, e nell'85 un altro pamphlet sul "Nuovo crimine della separazione" indicando la strada per arrivare alla pace.

 D. Perchè hai sentito l'esigenza di far parte della Società Teosofica ?

R. Per approfondire la dimensione magica dell'uomo con i simboli mistici, che ci consentono di aprire la mente oltre le frontiere della ragione, e di spalancare il cuore al dolore accogliendolo come una sfida e trovando la forza di sopportarlo e trarne beneficio.

D. Nel 1987 incontri Rosa che sposerai nello stesso anno, tu abituato a vivere da uomo totalmente libero non ti senti un pò con le mani e i piedi legati da  questa unione?

R. Fortunatamente ho trovato una moglie straordinaria e particolarmente comprensiva, capace di seguirmi  e assecondare i miei bisogni di artista. Devo però riconoscere che col trascorrere degli anni il mio innato bisogno di girare il mondo si è affievolito e la residenza all'ulivo blu è diventata permanente. D'altronde proprio in questa dimora, che fino al 1978 è rimasta oscurata per l'ottusità di alcuni responsabili, senza energia elettrica, ho eseguito i lavori più belli alla luce di una candela.

D. Tra le ultime tue mostre in Sicilia quale ha lasciato il segno maggiore?

R. Certamente quella allestita a Termini nel 2005, Sciara nel 2006 e ancora Campofelice in occasione delle mie nozze d'oro con l'arte del 2011. Quest'ultima mostra è stata allestita nella sala consiliare del comune ed è stata inaugurata dall'Assessore alla P. I. Giuseppe Di Maggio della Provincia Regionale di Palermo alla presenza di numerose autorità e di un pubblico d'eccezione. In questi anni, oltre alle sete ho lavorato molto ad olio dipingendo i luoghi più suggestivi della mia terra come Tindari, Scopello, Cefalù, Porticello, Ustica, Termini, Palermo, le Isole Eolie e le Egadi, la grotta Bombarda  di Marettimo e Capo Zafferano, Polizzi Generosa, la Roccella e altri angoli caratteristici. Ho dedicato molto spazio alla Targa Florio, con la rappresentazione dei momenti più scenografici della corsa e delle tribune che, come ho dimostrato anche giornalisticamente, si trovavano in territorio di Campofelice, in  C.da Pistavecchia nella quale esisteva una Base Aerea  USA .

D. La tua attività di giornalista è nota a tutti  ne vuoi parlare?

R. Dal 2000 al 2012 ho fatto il corrispondente del Giornale Di Sicilia ma la mia attività di giornalista incomincia molto tempo prima  a Il Corriere Delle Madonie,  Le Madonie,  Palermo Parla, Sicilia Tempo, Telestar, L'Ora, e tante altre testate. Io stesso ho diretto un bimestrale per più di venti anni a partire dal 1991 dal titolo "Uno per tutti", poi "Olismo", poi Ruben e infine col titolo definitivo di Olismo Ruben, dove ho portato avanti e discusso le varie problematiche che investono la nostra società, il nostro territorio, la nostra coscienza. Ho inoltre fatto conoscere persone straordinarie attraverso il "Premio Dei Quattro Arcangeli" che per 25 anni si è tenuto presso "L'Ulivo Blu",  assegnato a eminenti personalità del mondo culturale.

D. Cosa è Cefalù per te?

R. A Cefalù ho trascorso gli anni più belli e spensierati della mia adolescenza per avere frequentato l'Istituto d'Arte, molto congeniale al mio modo di essere e perchè è una città ricca di storia, di opere d'arte e dal paesaggio unico. Non potrò mai dimenticare gli scogli della Calura dove scorgevo nelle pietre, lavorate dal mare, insenature,   venature, solchi, che nella mia fantasia diventavano immagini che traducevo in segni e colori dipingendo le mie sete. 

D. Hai qualche rimpianto o amarezza per cose non realizzate o vissute?

R. Non essere stato riconosciuto cittadino americano malgrado mio padre fosse stato un Veterano Americano della Grande Guerra. Non avere realizzato un centro dove poter insegnare ai giovani della nostra terra, l'arte di dipingere la seta. Non potere ricevere le sete che io mi faccio inviare dalla Francia per dipingerle, perchè la mia abitazione non ha un numero civico e non è stato ancora messo il nome alla strada che conduce a casa mia nonostante la zona sia oggi diventata  particolarmente popolata e transitata. Non avere avuto il giusto riconoscimento, per le mie attività di artista e giornalista, dalle Autorità siciliane.

La conversazione sopra riportata ci dà solo un'idea di quella che è stata la vastità della sua dinamica attività e le difficoltà sia economiche che di pregiudizi e incomprensione, e non solo a Campofelice, che  ha dovuto affrontare per attuare ciò che ardentemente desiderava.

La sua vita di Artista non è stata facile, anche se scelta con assoluta libertà e la consapevolezza che per arrivare in alto oltre che le capacità individuali occorrono anche agganci di ogni tipo. Ma il Messina non si è mai voluto inchinare o sottostare al potente, o al politico di turno e i risultati raggiunti sono il frutto del suo costante impegno e della sua grande passione per la pittura. Se fossero mancati questi elementi avrebbe potuto tranquillamente fare l'insegnante di disegno come hanno fatto, in gran numero, i suoi compagni di corso.

Gaetano o Tanino, come lo chiamano affettuosamente gli amici, è stato da tutti riconosciuto come "Artista pacifista" che ha condotto con la sua arte campagne contro la violenza di ogni tipo e per la libertà di qualsiasi forma espressiva sia essa parlata, scritta o illustrata. Che ha lottato contro una società esclusionista, puritana e ipocrita, incapace di mettere le ali per volare alto.

Attraverso la serendipità ha compreso l'armonico fluire della vita secondo un ritmo che la natura dà a ciascuno di noi, inclusi tutti quei segni e impulsi per percorrere nuove strade scoprendo man mano la vera, armonica,  dimensione spirituale. Il  teosofo  acquariano artista totale ha anticipato i tempi ed ha lottato, e continua a farlo, contro il provincialismo, l'egoismo, la paura del cambiamento,  l'ignoranza e la disorganizzazione burocratica che con le sue lungaggini affossa i sogni della gente e le avanguardie della fantasia. Sono lotte che faceva anche in classe, da studente, e chi scrive lo conosce e lo stima da quasi sessanta anni perchè compagno di scuola.

Come scrive  nel 1989 il compianto esoterista Bernardino del Boca "...Gaetano T. Messina ha il dono di lasciare fluire, attraverso il suo essere e le sue opere, le nuove energie acquariane, quelle che stanno iniziando a guidare l'umanità alla conquista del nuovo piano di coscienza, della libertà che nasce spontaneamente dalla saggezza e dal calpestare la via del cuore. Gaetano Messina ama il fratello che accende il suo entusiasmo, ama la gente che gli offre calore umano, ama tutto ciò che ci spinge sempre più avanti nel nostro mondo di illusioni..."

Da buon praticante dell'esoterismo la sua pittura diventa preghiera cromatica che sgorga dal suo cuore per una scelta intima, personale e per quel soffio vitale che il Creatore di tutto ha infuso ad ogni sensibile essere umano.

Il suo amore per la natura, per i vetusti ulivi saraceni che molti anni orsono ha dipinto di blu, per le rosee albe che osserva attraverso le montagne madonite, per i tramonti mozzafiato con in primo piano la Roccella e poi il Monte S.Calogero che sembra unire la terra al cielo in una simbiosi di contrasti e di equilibri, per il mare con i suoi colori straordinari di azzurro, e molto altro ancora, elementi questi che forse solo la Sicilia può offrire, diventa fonte di inesauribile  e creativa ispirazione.

L'artista partecipa a questo splendido spettacolo naturale abbandonandosi alla felicità, gioisce della luce che tutto avvolge, del calore, della vita e con i suoi sentimenti, la sua interiorità, la sua sicurezza tecnica acquisita durante il lungo percorso del suo cammino, dà vita a composizioni cromatiche uniche ed originali. I foulards, le bandiere, le sete che dipinge, sono il frutto di questa esperienza vissuta in una continua interazione con la natura e sono certamente, a mio parere, le cose più belle da lui realizzate.

Anche le figure umane o animali, inserite in molte composizioni, fanno parte di questo messaggio di interazione e di libertà, di liberazione e di continua tensione e ricerca di mete lontane, alleggerite dalle leggi gravitazionali, sembrano navigare nello spazio felici del loro esserci.

Il dinamismo è notevole, tutto si muove e si articola secondo schemi ben definiti e dettagliati e niente viene lasciato al caso o all'improvvisazione. Le tonalità dei gialli o degli azzurri, dei verdi o dei rossi abilmente accoppiati e luminosissimi, partecipano a rendere piacevole e pregiata qualsiasi seta sia che venga dipinta a batik, con la cera o altre tecniche pittoche delle quali Tanino è " Maestro". Anche le chine partecipano allo stesso concerto di dinamismo e libertà. Sono disegni minuziosi, penetranti, fantasiosi, ricchi di suggestioni e situazioni immaginarie che possono essere allineati alle più recenti creazioni della grafica internazionale.

Negli oli su tela, che per buona parte rappresentano il paesaggio siciliano con le vedute più note e caratteristiche dell'isola, o raccontano un secolo di Targa Florio (ha fra l'altro dimostrato, facendone cambiare la segnaletica, che la collocazione delle storiche tribune lunghe otto chilometri, non erano nel territorio di Buonfornello ma di Campofelice), la preoccupazione di rendere il soggetto quanto più vicino alla realtà, frena un pò la grande vena creativa che come abbiamo visto viene prepotentemente fuori nelle chine e nelle sete. Però i colori corposi e vibranti nel loro giusto ed equilibrato accoppiamento tonale, fanno acquisire  un rispettabile e dignitoso  valore artistico.

E' ben inteso che una modesta sintesi della ricchissima, frenetica e movimentata attività che ha segnato il cammino del "Nostro", come io ho fatto, non è sufficiente a delineare il suo curriculum, apprezzato dalla stampa nazionale e internazionale, dalla Rai e da televisioni e radio private, quindi invito, a chi lo volesse e fosse interessato, a visitare la casa dell'Ulivo Blu in C.da Calzata di Campofelice di Roccella, per incontrare il Maestro e con lui ammirare il lavoro fatto e leggere una moltitudine di articoli a firma dei maggiori critici,  giornalisti e scrittori, italiani e stranieri, sistematicamente raccolti in numerosi contenitori. Inoltre si può consultare il suo sito o  un suo libro dal titolo "Serendipità", pubblicato nel 1989,  ricco di 530 pagine e di tutti i momenti più significativi del suo lavoro .

Cefalù, novembre 2013                                                                                                                                       Giuseppe Forte