La tirannia dei dilettanti allo sbaraglio

Ritratto di Angelo Sciortino

9 Dicembre 2013, 11:32 - Angelo Sciortino   [suoi interventi e commenti]

Versione stampabileInvia per email

Vilfredo Pareto scrisse che “la storia è un cimitero di aristocrazie”, intendendo con il termine aristocrazia élite, che altro non è, se non l'aristocrazia nella democrazia.

Mai come ai nostri giorni le élite sono finite con tanta rapidità. Si pensi alla classe dirigente democristiana, i cui rappresentanti cambiarono quasi con cadenza annuale (Fanfani, Moro, Colombo, Rumor, Piccoli eccetera); si pensi a quella socialista, i cui rappresentanti cambiarono con cadenza più lunga, ma pur sempre troppo breve; quella comunista cambiò con minore cadenza, e questo le permise di durare più a lungo e di superare le difficoltà delle altre élite, essendo essa più abituata a servirsi della demagogia. Tralascio le altre élite e mi soffermo sulle loro degenerazioni: la caduta nell'aristocrazia di un solo uomo, Berlusconi.

Se riandiamo con la memoria alla storia politica greca, vi ritroviamo non pochi pensatori che, riflettendo sulla ineluttabilità di questo decadimento, distinguevano un passaggio dall'oligarchia (il governo di pochi) alla democrazia (il governo di tutti), poi dalla democrazia alla demagogia ( il governo dell'inganno) e infine alla tirannia (il governo di uno).

Non voglio portare a esempio, per dimostrare quanta verità c'è in questa riflessione, la politica nazionale, troppo lontana dal nostro quotidiano, e mi limito a quella locale, a quella comunale. I giovani ne conoscono soltanto la parte di questi ultimi anni, ma coloro che hanno la mia età hanno vissuto gli anni d'oro della democrazia, quando fu sindaco di Cefalù Giuseppe Giardina e quando la vita sociale ed economica del Paese era affidata a élite culturali dai meriti indubbi.

Questa élite era seguita da tutto il popolo e persino quelli che le si opponevano ne avevano rispetto per le sue indiscutibili qualità.

Poi le cose cambiarono e con esse cambiò l'élite. Prima prese campo la corruzione e poi, quando la situazione di crisi dilagante rese difficile la corruzione, subentrò la demagogia, finché non siamo caduti nella tirannia. Non trovo, infatti, altro sostantivo per definire l'attuale sindacatura Lapunzina, uscita dalle urne senza maggioranza in Consiglio, quasi a voler sottolineare che i cittadini non si fidavano e volevano una opposizione in grado di controllarlo.

Non potevano prevedere, i cittadini, che avrebbe usato la situazione disperata del Comune per convincere parte di questa opposizione ad appoggiarlo nell'interesse della Città. Le sue proposte, però, non erano e non sono in grado di fare il bene della Città, per cui alcuni consiglieri, resosene conto, lo hanno lasciato in balia di una finta maggioranza. Con il risultato che egli è rimasto solo ad amministrare ed è stato trasformato giocoforza in un tiranno. Soprattutto se si considerano i troppi silenzi di coloro che dovrebbero collaborarlo.

Come accade a tutti i tiranni, presto una sorta di delirio di onnipotenza si è impadronito di lui, facendogli affermare spesso rispettami, sono il Primo Cittadino oppure che l'acqua è potabile, anzi non lo è e persino che il dissesto finanziario non c'è più, rimangono soltanto i debiti. Tutte affermazioni fatte con troppa serietà, dallo stesso Sindaco e da alcuni suoi seguaci, poco consapevoli che i cittadini li prendono per quel che sono: esempi di dilettanti allo sbaraglio.

Inconsapevoli, essi aumentano i rischi del Paese e preparano a se stessi una fine ingloriosa. Andranno, come diceva Pareto, a popolare l'ennesimo “cimitero delle aristocrazie”, non avendone, però, incarnata neppure l'apparenza.