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20 Ottobre 2026, 16:21 - Saro Di Paola [suoi interventi e commenti] |
Nei giorni scorsi l'Architetto Erminio Gattuso ha pubblicato su Facebook il post: "Dopo decenni di incuria e abbandono il Mercato del pesce viene restituito alla città", con le foto del Mercato del pesce come si presentava il giorno della sua riapertura.
I commenti al post di Gattuso sono stati i più svariati e sono andati dai complimenti per l'intervento, al dissenso dal compiacimento che traspare dall'espressione, da Lui usata, secondo cui "l'immobile è stato restituito alla città".
Dico, anzitutto, che anche io dissento dall’espressione usata dall’Architetto.
A mio giudizio, infatti, è, quantomeno, impropria e fuorviante perché induce a credere ciò che non è.
Forse che qualcuno si sentirebbe di usarla nel caso che l’ex Municipio della via Amendola, dopo che sarà stato ristrutturato, venisse dato in locazione a privati per adibirlo a B&B o a qualsiasi attività imprenditoriale a scopo di lucro?
Le numerose repliche dell'Architetto ai commenti trovano la loro sintesi nelle "doverose precisazioni” che Egli ha ritenuto di fare:
1) Il progetto di recupero dell'immobile non è mio quindi non accampo meriti di altri, io ho collaborato alla realizzazione e all'apertura dell'attività;
2) L'attività commerciale che si è insediata è coerente a quanto stabilito nel bando pubblico per la concessione degli spazi;
3) L'immobile è denominato ed è sempre stato chiamato "Mercato del Pesce". Rammento che questa struttura, che è stata realizzata sul finire degli anni 30 del secolo scorso, solo per pochi anni ha funzionato come mercato, per il resto del tempo ad oggi è stato prima deposito del servizio elettrico comunale, poi deposito di materiali vari dismessi dagli uffici comunali e infine immondezzaio comprensivo di topi e blatte.
Su altra pagina FB nella quale Valentino Di Paola ha condiviso una delle foto pubblicate da Gattuso,

il Prof. Angelo Rosso ha commentato:
“Cefalu' ormai,lo ripeto, e' stata trasformata in una tavolata continua, senza tenere conto della sua storia, della sua identita', della sua urbanistica, nonche' del fatto di essere stata inserita tra i siti Unesco. Tale riconoscimento sembra non interessare la nostra citta',che invece dovrebbe partire proprio da qui e agire,procedere, programmare, per esaltare tale riconoscimento al quale molte citta' aspirano invano. Mi aspettavo uno spazio dedicato al mare, un museo in tema, un centro in cui esaltare le nostre tradizioni marinare e dei nostri pescatori. Non certo l'ennesimo ristorante.”
Al commento di Rosso, Gattuso, ha replicato indirettamente, aggiungendo alle precisazioni riportate sopra, questa:
“Inoltre, mi chiedo da cittadino, come si sarebbe potuto realizzare, quanto sarebbe costato e che perdite alle casse comunali avrebbe prodotto la conversione in un museo a tema del mare o dedicato ai pescatori, oltremodo da realizzare in uno spazio irrisorio visto che ha superficie di circa 290 mq di cui circa 130 mq. di corte coperta e comunque museo del mare per esporre che? Quattro reti, tre ancore e due latte di sarde salate arrugginite?”
Riguardo alla destinazione di quel luogo a “museo a terra del mare” che Rosso “si aspettava”, mi permetto di dire che l’idea non era così peregrina come Gattuso l’ha fatta apparire, nella sua precisazione.
Ciò perché in quell’immobile oltre alla “esposizione di quattro reti, tre ancore e due latte di sarde salate arrugginite” si sarebbe potuto organizzare ben altro.
Al riguardo, ad indirizzare la scelta dell’Amministrazione sarebbe potuto essere l’interesse che, nei turisti e nei visitatori di Cefalù, suscitano le botteghe su strada dei piccoli artigiani, pescatori o ex pescatori, che realizzano ed espongono modelli in legno di uzzarieddi, lanci, varchi nichi e varchi ranni, nei colori tipici della marineria cifalutana, nonché nasse, reti e attrezzature da pesca.
Botteghe di artigianato locale, che si sarebbero potute allestire nei locali, che sono stati adibiti a pizzeria, rosticceria, vineria, drinkeria... trasformando quell'immobile in un luogo di ristorazione qualunque.
Botteghe di artigianato locale, che avrebbero gettato un ponte con l’originaria, oggi improponibile, destinazione del luogo e che, concentrate in quel luogo, avrebbero arricchito l’offerta culturale della Città con una destinazione, essa sì, che avrebbe restituito l’immobile alla Città.
(continua)
Saro Di Paola, 20 ottobre 2026
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Commenti
Tarabà
Caro Giosafat,ho avuto il tuo
Caro Giosafat,
ho avuto il tuo stesso pensiero.
Non aggiungo altro