"Librandosi a Cefalù" , 4° de gli "Incontri d'Estate" - Incontro con tre giovani autori cefaludesi

ritratto di Pino Lo Presti

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G. Cristina

Quest’anno abbiamo voluto valorizzare ulteriormente le risorse umane locali, e in questo senso questa è una serata particolare.

Sono tante le opportunità per le persone importanti di essere visibili, minori sono quelle per le persone che invece note non sono ma che non per questo hanno meno meriti rispetto a quelli che noti sono. Sulla notorietà poi - e come si diventa noto - c’è tutto un discorso che qui non è il caso di affrontare.
Un fatto è certo, l’altra sera abbiamo avuto la opportunità di fare la conoscenza con molti poeti e poetesse della nostra città. È stata una serata gioiosa perché recitare le proprie poesie ad un pubblico - diciamo - “esterno” rispetto a quello che di solito la poesia va a incontrare, con i tempi che corrono ... è stata - dicevo - una serata gioiosa, come è stato un momento importante l’incontro con Nuccio Vara, anche lui di Cefalù - ormai giornalista Rai affermato - che ha presentato il suo libro “Fra il diavolo e l’acqua santa.

Questa sera invece - quando abbiamo pensato, assieme a mia moglie, a questi “Incontri d’Estate” del 2011, abbiamo detto: perché non facciamo una serata dedicata agli scrittori di Cefalù. (...)
A Cefalù ci sono gli scrittori.
Non solo quelli che stasera sono con noi; ne esistono tanti altri che hanno scritto dei libri nei diversi campi.
Questa è una città particolare - io lo dico sempre - perché in base al numero degli abitanti (che poi non siamo tantissimi: 15.000, forse anche meno) -, sono in tanti quelli che fanno fotografie d’arte, che dipingono, che compongono, che suonano. Cefalù è una città molto viva ma che, nello stesso tempo, non riesce a mettere “a regime” queste risorse.
E, allora, uno degli obiettivi di questi Incontri è quello di rendere visibile il Tesoro che questa città nasconde e che spesso e volentieri non viene fuori. (...)

Conosco Marco Bonafede da una vita e so quello che lui ha scritto nel tempo; conoscevo meno Emanuele Miceli perché soltanto l’anno scorso ho visto nelle edicole, nelle librerie, la copertina del suo libro “Vagante” (del resto è il primo libro che pubblica Emanuele); conoscevo ancora meno Annalisa Maniscalco. (...)
E’ nata a Cefalù nel 1988, ha cioè 23 anni, e - ci tiene a dirlo anche la sua mamma -, nel “Vecchio Ospedale”: quindi cefaludese a tutti gli effetti!
La mamma è originaria di Isnello, il papà è di Sciacca. Abitano a Roma e ha la fortuna di vivere in una famiglia di artisti, perché la mamma suona papà suona, la sorella suona e Annalisa scrive.

Fare un libro già non è una cosa semplice, se si considera poi che la loro presenza in libreria è rapidissima (scalzata dai circa 150.000 titoli che ogni anno si pubblicano in Italia), è importante - soprattutto per dei giovani - un momento come questo di stasera.

“l libro, che cos’è la scrittura?
La scrittura è, come per il pittore, il quadro, o per il musicista, la composizione: la espressione dell’ esigenza di creatività di un soggetto; è quello, il manufatto, poi, che da forma a quella creatività. (...)

Questa sera però, oltre a parlare dei libri che loro hanno scritto, li inviterei a parlare anche del “come oggi si arriva al libro”... quali sono i canali attraverso i quali superare anche certe barriere che sembrano talvolta insormontabili. Quante volte è capitato di mandare dei manoscritti alle Case editrici e non riceverne neanche una risposta.
Cercheremo inoltre di capire anche come si costruisce un libro nei contenuti
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Dice, di Marco Bonafede, il prof. Cristina

Marco Bonafede è un personaggio “strano”: lavora al reparto “Salute mentale” dell’Ospedale, ha sempre avuto la passione del fumetto per il quale è stato disegnatore e sceneggiatore con la rivista “Eureka”, dal ‘79 all’ 83.
La sua prima opera infatti è stata “La psicanalisi spiegata al popolo” a fumetti!
Dopodiché, ha scritto un libro il cui titolo è “Lultima notte di Crowleyi”. Un altro romanzo - del ‘94 - è “Mutande virtuali”. Nel 2000, scrive “Fisica della mente” (tradotto anche in inglese); nel 2009 “Asia Anderson e i fantasmi del tempo”, romanzo che ha già vinto due premi nazionali: città di Salerno e premio “Arci lettore”. Nel 2011, oltre ad avere editato, con il metodo “Il mio libro.it”, sia quello della “Psicanalisi” sia quello di “Asia”, ha scritto questo romanzo: “Sciò
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Marco B. tiene piuttosto a precisare le questioni “sindacali” dell’editoria:

Vero è che in Italia scrivono circa 100.000 persone ma quelli che campano della scrittura saranno forse 10; per via di un sistema in base al quale la persona che meno guadagna dalla pubblicazione di un libro è proprio l’autore. (...)

Questo romanzo non è mai stato proposto ad alcun editore proprio perché non è nei miei principi di lavorare per altri gratis! (...)

L’essere stati svincolati dalle “logica editoriale” ha permesso al romanzo di essere scritto con grande libertà; a partire dal linguaggio assolutamente sgrammaticato tipico della televisione su di cui è imperniato. (...)

In ogni caso, il problema del mio romanzo non è tanto quello di essere comprato ma di essere letto

Al riguardo denuncia alcune logiche del perverso sistema economico-pubblicitario-editoriale.
Il suo romanzo è fruibile gratuitamente scaricandolo da un sito che Marco ha organizzato per questo (marcobonafede.com, e più direttamente attraverso il link:
http://www.123people.it/ext/frm?ti=ricerca%20di%20persone&search_term=ma...)

Parlando ora del libro:

“ Diciamo che è un ritratto dell’Italia oggi”, parla di un Reality “Big Pig Show” (lo Schow del grande maiale) .

Cristina aggiunge:

Una estremizzazione - neanche tanto - di quelli che sono alcuni aspetti dei nostri “Grande fratello”. Un reality in cui nelle ore diurne tutto è nella norma ma in cui la notte si sviluppa il massimo della pornografia possibile, e quello che appare destinato ad essere il vincitore viene barbaramente mutilato è ucciso. Il produttore si pone la questione: interrompiamo o continuiamo? Naturalmente prevale la logica che anche quel fatto drammatico diventa occasione di audience. Marco in copertina scrive: credete che l’Italia sia alla frutta? C’è ancora il dolce, il caffè e l’ammazzacaffè !

Bonafede spiega:

Questo libro è nato dopo un festival di Sanremo in cui gli orchestrali hanno cominciato a lanciare all’aria gli spartiti perché si configurava il rischio di una vittoria di Pupo, e di Emanuele Filiberto di Savoia, con quella “schifezza totale” di canzonu. Questa scena mi ha dato l’idea delle grandi schifezze, non solo nel campo della musica, che possono invece poi risultare acclamati dalle persone, in Italia, dove le più turpi porcherie fanno il massimo di consenso.
Questo è un romanzo sulla televisione italiana attuale in cui certi personaggi sono riconoscibilissimi.


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Dice, di Annalisa Maniscalco, il prof. Cristina

Annalisa, nata a Cefalù, vive a Roma, giovanissima, ha frequentato per un anno la Sorbona a Parigi, ha lavorato anche in una delle più famose case editrici francesi. Quest’anno si è laureata in lettere alla Sapienza di Roma, e questo è il suo primo romanzo: “Le versioni della mezza noce”.
(Sui precedenti scritti hanno fatto parte di antologie “Vite sportive”, “A.A.A. cercasi”, “Senza sapere chi sei”).
Soltanto una persona che ha molto letto e molto vissuto avrebbe potuto scrivere un libro così.

In un periodo in cui si ha, della giovane generazione, una idea - diciamo - non positiva, prendere atto che esistono di questa realtà molto positive è un fatto che ci incoraggia; nel senso di pensare anche ad un futuro - che dobbiamo creare - che non può essere soltanto un futuro legato alla conquista del potere, dei soldi, dell’arrivare e via discorrendo ma anche un futuro in cui le sensibilità si possano dilatare nelle persone, quindi anche nelle civiltà dei popoli.
La scrittura, la musica, le arti in generale, hanno questo compito di dilatare le sensibilità. Quindi noi dobbiamo essere grati a tutti quelli che per loro intrinseca capacità e dote naturale, offrono agli altri simili queste opportunità di crescita.

Annalisa M. spiega del suo romanzo

Nato dal progetto per un cortometraggio, ha come idea centrale quella di un “incrocio” in cui si incontreranno tre vite il cui rispettivo sfondo, nel cortometraggio, doveva essere di colore diverso. Incontrandosi questi “colori”avrebbero dovuto dare luogo a quello del bianco, della luce della “verità”.
Nel romanzo, la diversità delle tre vite è sottolineata con un tipo di numerazione diversa ad ogni inizio di capitolo riguardante ciascuno.

Sono tre romanzi che potrebbero essere eletti separatamente scorrendo le pagine, saltando gli altri capitoli, ma che hanno un senso soltanto nel loro intreccio, nel loro incontro e confronto su un episodio minimale.

(il documentario in realtà è stato poi realizzato e si può trovare su you-tube semplicemente digitando il titolo del romanzo)

Tre personaggi - completamente diversi ma accomunati da uno stesso senso di solitudine - che si incontrano casualmente su un vagone della metropolitana in cui un quarto personaggio (che poi sparisce) sfrega delle noci tra le mani. Il che è bizzarro in una metropolitana ma di per sé è quasi insignificante.
Una mezza noce cade a terra, nessuno se ne accorge tranne questi tre personaggi i quali si interrogano e interpretano in modo diverso l’episodio.

Ma ascoltiamo dalla stessa voce dell’autrice:

AUDIO

Per quanto riguarda l’iter editoriale, devo dire che il mio è stato privilegiato.
Ho sempre voluto scrivere ma la mia preoccupazione è stata sempre quella di imparare a farlo perché non è solo un’arte ma, ancor prima, “artigianato”. Per un caso fortuito ho partecipato a dei corsi di scrittura organizzati da un editore, Giulio Perrone. Nel corso dello stesso, l’editore mi ha proposto un contratto di edizione e, in assenza di un romanzo già scritto, mi ha chiesto di scriverne uno. Fatto più unico che raro quello di chi da fiducia a un giovane ancor quando il prodotto non c’è.

Cristina infine le chiede quale sia stata la molla che ha scatenato la sua vis creativa

Annalisa

C’era già un’idea, mi restava di studiare i personaggi che avrei poi fatto conoscere nel romanzo. Ogni personaggio deve poter rappresentare in qualche modo ciascuno di noi perché, quando ogni lettore si riconosca anche in un gesto minimo di un personaggio, allora il romanzo ha senso di esistere ed entrae nel patrimonio culturale sociale.
Costruiti i personaggi, l’idea creativa è stata quella di immaginare una delle loro giornate qualsiasi.


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Dice, di Emanuele Miceli, il prof. Cristina

Emanuele Miceli, ha due passioni: le arti marziali e la fotografia. Le prime - contrariamente a come i profani pensano - aiutano un percorso di introspezione ed autodisciplina. Maestro di karate e istruttore della disciplina del “tiro con l’arco,” la passione della fotografia lo porta ad acquistare un attestato di operatore di regia televisiva. Laureato, nel 2006, come operatore culturale alla facoltà di Lettere di Palermo, nel 2008 compie il “Cammino di Santiago de Compostela”.
Questo è il suo primo romanzo, “Vagantes”, che ho trovato fortemente ispirato.

Emanuele M.

Per quanto riguarda l’iter - contrariamente ad Annalisa - non sono stato fortunato; perché, ogni volta che ho spedito qualcosa, non solo non ricevevo risposta ma neanche mi veniva restituito.
Così che - come ha fatto Marco - me lo sono stampato io utilizzando il sito “il mio libro.it”. Alla fine, però ha deciso di rivolgermi ad una casa editrice, contribuendo alle spese. Un compromesso necessario per iniziare a far conoscere i propri pensieri. (...)

Io stesso mi considero un “Vagantes” perché sempre alla ricerca di qualcosa.
In questi giorni di festa ho avuto modo di osservare come spesso la gente va in giro senza sapere perché. Questo mi fatto riflettere. In realtà siamo tutti dei “Vagantes”.

Bisogna darsi un obiettivo ma per molti non è così specie tra i giovani.
“Andare alla ricerca” non significa “trovare” però intanto bisogna intraprendere un cammino.

I maestri zen venivano definiti degli eterni vagantes che insegnavano ad essere presenti nel “qui ed ora”; cosa che troppo spesso non avviene.
Il libro nasce da una serie di appunti raccolti, negli anni, su attimi importanti di vita attorno a cui ho costruito una storia di un gioco tra un discepolo e un maestro. Ciò che conta non è tanto la storia in sé ma ciò che si trova tra le righe, in quello che ho voluto dire soprattutto nei dialoghi, in cui sono raccolte le mie riflessioni.

Per quanto riguarda il mio modo di procedere nella costruzione della storia, disò che non “costruisco” il personaggio ma esso si anima di vita proprio durante la scrittura stessa, entrando io in simbiosi con il personaggio stesso.

Cristina

Dopo quest’esperienza, pensi di poter pensare di produrre qualche altra cosa, e con le stesse modalità e oggetto, oppure no ?

Emanuele

E’ già pronto un altro libro che non ha nulla a che vedere con questo; narra dell’esperienza del viaggio a Santiago e che mi sono stampato con “il mio libro.it”, e che sto facendo girare tra gli amici per capire, anche attraverso cosa loro ne pensano, come sviluppare il lavoro. Ma come principio non ho una tipologia fissa.


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Ha così concluso G. Cristina

L’aver dato la parola a questi nostri amici, stasera ci ha consentito di avere, in piccolo, uno spaccato di una umanità attorno a noi presente; esperienze diversissime però tutte concretizzatesi nella produzione di un libro .