Il lungo vegetare.

ritratto di Angelo Sciortino

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Se si volesse parlare di tutte le cose che sono mancate a Cefalù nell'ultimo ventennio, l'elenco sarebbe troppo lungo; se poi volessimo dedicarci, perché l'elenco sia meno lungo, all'ultimo biennio, scopriremmo che, restringendo il tempo, s'allungherebbe l'elenco. Non sembri strano: accade, infatti, che l'ultimo periodo, piuttosto che togliere, ha aggiunto nuove voci all'elenco delle cose non fatte.
Se volessimo parlare di miracolo, non dovremmo considerare, quindi, il fatto che alla diminuzione dello spazio temporale sia seguito un allungamento dell'elenco, ma piuttosto il fatto che tale elenco ha visto aumentare le sue voci per una sorta di auto-creazione, vista la totale e irresponsabile inazione politico-amministrativa degli ultimi due anni. A parte una manifestazione per la scelta di vuote figlie di mamma, quella di un festival del gelato per turlupinare i cittadini e infine quelle per mostrare automobili antiche o sportive, questa Amministrazione non ha partorito altro.
Ha lasciato insoluto il problema delle “strisce blu”, quello di un Lungomare ridotto a sede di mercatini rionali, quello di una condotta idrica fatiscente, quello di una penuria di parcheggi, quello di una burocrazia comunale impreparata per i suoi compiti.
Di contro ha aumentato i debiti comunali; ha subito sconfitte giudiziarie costose; non ha sollecitato le previste azioni giudiziarie per il recupero dei pochi crediti vantati, fra i quali spicca quello di 288.000 euro dovuto dall'ex sindaco Simona Vicari; non ha fatto nulla per dare a Cefalù finalmente un suo PRG, quanto mai necessario, come dimostra il servizio fotografico di Pino Lo Presti.
Per ben due anni questa nuova Amministrazione non ha vissuto, ma ha vegetato. Ha tradito ogni promessa di rinnovamento e di “porre Cefalù al di sopra di tutto”. L'ha posta, invece, in un buio abisso, in un inferno kafkiano, da dove è impossibile fuggire.
L'ha fatto da sola tutto questo? O qualcuno l'ha sostenuta? Se si pensa che compito del Consiglio comunale è quello di controllare che l'azione dell'esecutivo sia rispondente al suo programma elettorale e che questa rispondenza non c'è stata, non possono essere considerati non responsabili tutti quei consiglieri che le hanno concesso la sopravvivenza. Tutti quei consiglieri che hanno dato acqua e concime a una pianta dimostratasi improduttiva. A loro, a questi complici, non posso che augurare di ravvedersi, già a partire dalla riunione di domani 16 novembre. Ancor più auguro il loro ravvedimento al Paese, perché esca da questo baratro nel quale è piombato.