Il grande contributo all'Illuminismo di Napoli e del Meridione

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Ritratto di Angelo Sciortino

3 Gennaio 2021, 12:47 - Angelo Sciortino   [suoi interventi e commenti]

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Parlare del “Secolo dei Lumi”, dimenticando Napoli e il Regno borbonico, sarebbe un grave oltraggio alla verità storica e a quei grandi pensatori, che diedero all'Illuminismo un contributo non indifferente. Soprattutto a quel grande filosofo (che a scuola non si studia più), che di essi fu il precursore: Giovanbattista Vico.

Non riesco a darmi pace al pensiero che i tanti chiacchieroni sul Meridione tradito; i tanti accusatori dell'Unità italiana, che a loro dire derubò e perseguitò i meridionali, si ergano su una cattedra per impartire lezioni fuorvianti. Non è ammissibile che tutti costoro quasi disconoscono i nomi e le opere di Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani e Gaetano Filangieri. Quel Gaetano Filangieri, al quale chiesero consiglio gli americani Benjamin Franklin e George Washington per la stesura della Costituzione americana, perché avevano letto e studiato la sua opera più importante, La scienza delle legislazioni.

E che dire di Ferdinando Galiani, che a soli 16 anni tradusse e commentò le "Considerazioni delle conseguenze del ribasso dell'interesse e del rialzo della valuta e della moneta" di Locke, a sua volta precursore dell'illuminismo scozzese? Quel Ferdinando Galiani, che a soli 22 anni pubblicò il trattato Della moneta, per il quale ebbe il privilegio di ricevere i giudizi di esperti studiosi, che si affannavano per scoprire chi fosse l'autore di un trattato così completo e organico. Il segreto durò solo due mesi, in quanto, andata a ruba la prima edizione, ne fu necessaria una seconda, accompagnata dalla rivelazione che l'autore era un giovane di appena 22 anni. Il successo fu tanto grande, che anche dopo la morte dell'autore ci furono una seconda e una terza ristampa nel 1831; ad esse seguirono le traduzioni in lingua francese e tedesca, mentre l'opera stessa fu letta e apprezzata dal Foscolo, dal Manzoni, da Carlo Marx, che ne fa menzione in una nota de "Il Capitale".

Parliamo anche di Antonio Genovesi. Antonio Genovesi può essere a ragione considerato uno dei fondatori della moderna scienza economica. L’eclettico pensatore napoletano cominciò a occuparsi quasi esclusivamente di economia, etica e antropologia solo negli ultimi quindici anni della sua vita. Primo in Europa a ricoprire una cattedra di Economia (istituita a Napoli nel 1754), che gli permise di diffondere il proprio magistero non solo in Italia, ma in tutto il contesto illuminista. Visse nella medesima epoca di Adam Smith, ne condivise la critica del mondo feudale e la convinzione che il mercato avrebbe contribuito alla costruzione di un mondo più egualitario e più libero. Ma mentre Smith aveva una visione pessimistica dell’uomo, improntata all’individualismo degli interessi (il bene comune è affidato alla “mano invisibile” del mercato), Genovesi era convinto che la persona fosse l’equilibrio di due forze: quelle dell’interesse per sé e della solidarietà sociale; il soggetto gli appariva come una realtà relazionale fatta per la reciprocità. Di qui la sua idea di mercato come “mutua assistenza”, una intuizione originale, che oggi sta vivendo una nuova giovinezza.

Tanti altri furono coloro che diedero vita all'Illuminismo napoletano, alcuni dei quali, come Mario Pagano e Domenico Cirillo, furono giustiziati per aver partecipato alla Repubblica del '99.

Insomma, anche il nostro meridione, con la sua Napoli, diede un contributo notevole alla crescita della ragione e della libertà e Napoli non fu inferiore a Milano, Parigi, Edimburgo.

Da tutto ciò ricavo il più negativo dei giudizi sulla scuola odierna e su molti insegnanti, che non fanno studiare gli scritti e il pensiero di questi uomini, riducendisi a essere la causa prima del prosperare dell'attuale analfabetismo funzionale.